Pre-intese su Autonomia Veneto, proposta avanza spedita nelle Commissioni. Pd: “Zero risorse per Sanità”

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Giovanni Manildo e Chiara Luisetto, consigliere regionale del Veneto (Pd)

Anche la Quinta e la Sesta commissione del Consiglio Veneto hanno dato oggi il proprio via libera, a maggioranza, alla proposta di deliberazione della Giunta regionale, relativa all’autonomia differenziata.

Ieri, la proposta è stata incardinata in prima commissione, dove è stata illustrata. Adotta i due schemi d’intesa tra Governo e Regione sull’attribuzione di ulteriori forme di autonomia in materia di protezione civile, professioni e previdenza complementare e integrativa, e di tutela della salute.

L’iter istruttorio proseguirà nei prossimi giorni anche nelle altre Commissioni consiliari.

Manildo e Luisetto (Pd): “Dopo dieci anni di annunci sull’autonomia, il nulla”.

Dieci anni di promesse, annunci e parole roboanti sull’autonomia del Veneto. Poi si leggono le pre-intese e si scopre che, almeno sulla sanità, gran parte della rivoluzione annunciata consiste in cose che la Regione può già fare. Una farsa che sarebbe quasi grottesca, se non stessimo parlando della salute delle persone”.

Il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Veneto, Giovanni Manildo, e la vicepresidente della Commissione sanità e sociale di palazzo Ferro Fini e consigliera dem, Chiara Luisetto, intervengono così sulle pre-intese per l’autonomia differenziata, esaminate oggi.

“A margine della seduta odierna della Quinta commissione, dove ancora una volta la sedia dell’assessore Gerosa è rimasta vuota, scopriamo che la stragrande maggioranza delle nuove funzioni in materia sanitaria sono già di competenza della Regione: su investimenti e tariffe non cambia nulla e sul personale non si potrà intervenire su assunzioni e salari perché rimangono in vigore i tetti di spesa del 2009 decisi dall’allora Governo Berlusconi. L’unica funzione sanitaria realmente nuova è la possibilità di usare i risparmi del Fondo Sanitario Nazionale, un fondo che già oggi è totalmente insufficiente al fabbisogno reale dei veneti: aumentato nel 2026 solo dell’1,8% a fronte di una spesa sanitaria veneta aumentata del 13,4%”.

Luisetto sottolinea, inoltre, il vincolo dell’invarianza finanziaria previsto dalle intese: “Questo significa una cosa molto semplice: abbiamo un’autonomia senza soldi. Nessuna nuova risorsa dallo Stato e i soldi di cui parliamo, ad esempio, i 300 milioni evocati dal Presidente Stefani parlando dei fondi sanitari integrativi, sono soldi che già i veneti spendono di tasca propria per curarsi. Lo ripetiamo: dopo aver raccontato per anni che l’autonomia avrebbe portato più risorse al Veneto, scopriamo così un’autonomia a costo zero”.

Per Manildo “il punto più preoccupante riguarda proprio i fondi sanitari integrativi: il testo attribuisce genericamente alla Regione la possibilità di istituire e gestire questi fondi senza limitarli chiaramente, nella disposizione vincolante, alle sole prestazioni aggiuntive rispetto ai LEA. Anzi, la stessa istruttoria ammette che i fondi privati finanziano ‘attività spesso LEA.

È qui che rischia di nascondersi l’unico vero cambiamento: non il rafforzamento della sanità pubblica, ma una sua ulteriore privatizzazione e frammentazione. Se una prestazione prevista dai LEA non viene garantita dal pubblico in tempi adeguati e chi dispone di un fondo può ottenerla più velocemente, il risultato è una sanità a due velocità. Una per chi ha una copertura integrativa e una per chi non ce l’ha. Con la regionalizzazione dei fondi rischiamo inoltre di aggiungere alle disuguaglianze economiche anche quelle territoriali”.

“La domanda che dovremmo farci – dicono i consiglieri dem – è molto concreta: cosa cambia con questa autonomia per il cittadino che aspetta mesi per una visita? Per chi non trova un medico di famiglia? Per l’anziano non autosufficiente? Per l’operatore sanitario che lavora in un reparto sottorganico? La risposta, purtroppo, è nulla.

Per questo consideriamo paradossale che al Consiglio e alla Commissione venga chiesta sostanzialmente una presa d’atto. Dopo dieci anni di promesse tradite non possiamo limitarci a certificare l’ennesimo annuncio. Il Veneto non ha bisogno di chiamare autonomia qualche procedura amministrativa in più: ha bisogno di medici, infermieri, servizi territoriali, investimenti e tempi di cura dignitosi. Ha bisogno di una sanità pubblica che funzioni per tutti, non di una mutua regionale per chi può permettersela”, concludono Manildo e Luisetto.