
(articolo di Mauro Bellesia* sui bilanci pubblici e il diritto di capire, da VicenzaPiù Viva n. 309, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)
Leggere un bilancio di un ente locale, ad esempio un Comune, dovrebbe essere una cosa semplice per tutti, almeno nei tratti fondamentali.
L’occasione di rimarcare questo aspetto perviene dalla ricorrenza dei primi 80 anni della nostra Repubblica, che è stata ricca di iniziative, interventi, commenti e dibattiti. Molto si è detto sui diritti costituzionali dalla salute all’istruzione, al riconoscimento pieno dello sciopero, al ruolo dei partiti politici fino al voto delle donne e così via.
Meno attenzione (ahimè) è stata riposta su un altro aspetto della Costituzione, certamente meno nobile, ma assai importante: il bilancio pubblico, strumento che espone come si acquisiscono i quattrini dai cittadini, per poi utilizzarli per finanziare le attività ed i pubblici servizi.
La realtà dei fatti evidenzia che i diritti ed i servizi pubblici costano e per garantirli e farli funzionare occorre acquisire dai cittadini le risorse finanziarie necessarie, che, come noto, sono (sempre) scarse.
Orbene, chi ha scritto la nostra Costituzione ha avvertito fin da subito l’importanza della chiarezza sull’uso dei soldi pubblici, l’esigenza di trasparenza ed i rischi connessi a gestioni poco oculate, stabilendone alcuni principi fondamentali, da inserire direttamente nella carta costituzionale.
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