Scuola dell’infanzia, meno dell’1% dei docenti è uomo: appello per una vera parità educativa

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Scuola dell'infanzia di Montorso, aula con giochi e materiali educativi

Scuola dell’infanzia: meno dell’1% dei docenti è uomo. Padri in Movimento chiede più pluralità educativa e pari opportunità nella cura.

Nella scuola dell’infanzia italiana la presenza degli uomini tra i docenti rimane inferiore all’1%. Il dato trova riscontro nel dataset del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che rende disponibili le consistenze del personale docente titolare suddivise per grado, genere ed età. Da questa forte sproporzione prende le mosse l’intervento di Luca Valentini, coordinatore di Padri in Movimento.

L’associazione chiede che la parità di genere venga discussa anche nei servizi educativi e nelle professioni legate alla cura dei più piccoli. Il punto, nella posizione espressa da Valentini, non è sostituire un modello con un altro, ma rendere più normale la compresenza di educatrici ed educatori, offrendo ai bambini esperienze e riferimenti plurali fin dai primi anni.

La questione si inserisce nel dibattito più ampio sui servizi 0–6 e sulla loro funzione educativa. Anche il recente approfondimento sull’alfabetizzazione e l’accesso ai libri negli asili nido ha richiamato l’importanza di intervenire già nella prima infanzia, coinvolgendo strutture e famiglie.

Valentini considera l’attuale squilibrio anche l’effetto di uno stereotipo professionale: l’idea che accudimento, ascolto e insegnamento ai bambini siano compiti quasi esclusivamente femminili. A suo giudizio, il contrasto agli stereotipi dovrebbe riguardare pure questo settore, nel quale la scelta maschile di lavorare con i più piccoli resta rara.

Scuola dell’infanzia, la richiesta di modelli educativi plurali

Padri in Movimento collega il tema alla bigenitorialità e sostiene che la collaborazione tra figure maschili e femminili possa mostrare concretamente uguaglianza, responsabilità condivisa e cooperazione. Si tratta di una posizione dell’associazione, che propone di aprire un confronto pubblico sulle ragioni culturali e professionali della scarsa partecipazione degli uomini.

Il dato statistico descrive una distribuzione fortemente sbilanciata, ma non consente da solo di misurare gli effetti educativi sui bambini. La proposta avanzata riguarda quindi soprattutto orientamento, pari opportunità e superamento delle diffidenze che possono scoraggiare gli uomini dall’intraprendere questa professione.

Per l’associazione, affrontare il divario nella scuola dell’infanzia significa riconoscere che anche il lavoro educativo e di cura deve essere accessibile senza automatismi legati al genere. Il confronto richiesto coinvolge istituzioni scolastiche, percorsi di formazione e famiglie, mantenendo al centro la qualità dei servizi destinati ai bambini.