
L’autonomia veneta torna al centro dell’intervento di Silvio Scanagatta: i Popolari per il Veneto propongono una “casa comune” capace di scegliere localmente i rappresentanti.
L’autonomia veneta e la costruzione di uno spazio politico radicato nei territori sono i temi portati a Roma da Silvio Scanagatta, presidente dei Popolari per il Veneto. Una delegazione padovana del movimento ha partecipato a “Oltre”, due giorni promossa da Base Popolare in preparazione delle elezioni politiche del 2027.
Base Popolare, nata inizialmente come associazione e successivamente strutturata come forza politica, propone un percorso che dichiara di partire dalle comunità locali. L’intervento di Scanagatta si inserisce nel confronto aperto sul regionalismo differenziato, dopo il voto e le numerose posizioni emerse sull’autonomia del Veneto.
Scanagatta ha contestato quella che definisce la cultura del “diritto di avere diritti”, richiamando anche i doveri delle persone verso la società. Da questa premessa ha sviluppato una valutazione critica sul percorso autonomista e sulla capacità dei partiti nazionali di rappresentare i bisogni regionali.
Autonomia veneta, la proposta politica dei Popolari per il Veneto
Secondo il presidente del movimento, l’autonomia avrebbe finora mostrato risultati insufficienti e confermato la distanza tra i rappresentanti scelti dalle strutture nazionali e le esigenze concrete del Veneto. La valutazione è politica e appartiene ai Popolari per il Veneto, che chiedono un’area capace di decidere localmente candidature e priorità.
La proposta viene definita una “casa comune”: uno spazio di confronto tra esperienze territoriali, orientato alla ricerca di sintesi e alla selezione dal basso della rappresentanza. Scanagatta lega questa impostazione alla critica del sistema maggioritario, ritenuto responsabile di una crescente rigidità delle coalizioni e dell’allontanamento della politica dalle comunità.
Per il movimento, “costruire autonomia” significa utilizzare gli strumenti già disponibili e formulare richieste più nette verso lo Stato e le istituzioni nazionali. Il Veneto, sostiene Scanagatta, deve contribuire al Paese ma anche verificare che le decisioni centrali perseguano effettivamente il bene comune e riconoscano il ruolo economico e sociale della regione.
L’appuntamento romano rappresenta così un passaggio organizzativo verso il 2027. Resta da verificare quale forma assumerà il progetto, quali soggetti aderiranno e come la “casa comune” si tradurrà in alleanze e candidature. La nota fissa però già l’obiettivo politico: riportare la scelta dei rappresentanti e delle priorità dentro il territorio veneto.



























