Decreto scuola Valditara, gli studenti veneti contestano tetto del 30% e divieti

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Decreto scuola Valditara contestato dagli studenti veneti

Il decreto scuola Valditara approvato dal Consiglio dei ministri introduce un limite del 30% agli studenti senza cittadinanza italiana nelle classi e nuove regole sull’abbigliamento religioso. La Rete degli Studenti Medi del Veneto annuncia mobilitazioni e contesta contenuti e metodo del provvedimento.

Il decreto scuola Valditara viene duramente criticato dalla Rete degli Studenti Medi, che attraverso la coordinatrice regionale veneta Viola Carollo definisce le misure discriminatorie e annuncia iniziative nelle scuole e nelle piazze. La posizione dell’organizzazione studentesca riguarda in particolare il tetto del 30% per gli alunni con cittadinanza non italiana, il divieto di indossare burqa e niqab negli istituti e le sanzioni previste quando i genitori stranieri non aderiscono ai percorsi di apprendimento della lingua italiana.

La presa di posizione arriva dopo altre proteste promosse nel territorio, tra cui quella con cui gli studenti veneti avevano già contestato le politiche del ministro Valditara. Il nuovo intervento concentra l’attenzione sugli effetti concreti che le norme potrebbero produrre nella composizione delle classi.

Decreto scuola Valditara, le critiche della Rete degli Studenti Medi del Veneto

Secondo Carollo, stabilire un limite nazionale senza considerare la distribuzione della popolazione nei singoli territori rischia di separare gli studenti sulla base dell’origine invece di favorire l’inclusione. La coordinatrice sottolinea che in Veneto molte classi riuniscono già ragazzi con storie familiari, culture e cittadinanze differenti e sostiene che le scuole abbiano bisogno soprattutto di edilizia sicura, organici adeguati e percorsi di integrazione.

L’organizzazione contesta anche il divieto di burqa e niqab, giudicato un intervento sulle scelte individuali e sulla libertà religiosa. Le dichiarazioni della Rete rappresentano una posizione politica e associativa: il provvedimento dovrà essere valutato nel suo testo definitivo e nel successivo iter previsto dall’ordinamento.

Un altro punto sollevato riguarda l’uso del decreto-legge. Carollo richiama l’articolo 77 della Costituzione, che riserva questo strumento ai casi straordinari di necessità e urgenza, e ritiene che una modifica della composizione delle classi avrebbe richiesto un confronto parlamentare più ampio con opposizioni, associazioni e comunità scolastiche.

La Rete degli Studenti Medi del Veneto annuncia infine mobilitazioni regionali contro le misure. Il riferimento conclusivo è all’articolo 34 della Costituzione, secondo cui la scuola è aperta a tutti: un principio che gli studenti indicano come base della propria iniziativa pubblica.