Autonomia differenziata, Resistere Veneto: “Lontana dal referendum 2017, ma non accettiamo che la priorità diventi il suicidio assistito”

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Riccardo Szumski e Davide Lovat, consiglieri regionali di Resistere Veneto

Un doppio affondo, su due fronti diversi ma collegati nella visione politica del gruppo. I consiglieri regionali di Resistere Veneto, Riccardo Szumski e Davide Lovat, tornano a criticare lo stato dell’Autonomia differenziata, giudicata ormai lontana dalle aspettative del referendum del 2017, e allo stesso tempo contestano la scelta di indicare la legge sul suicidio medicalmente assistito come priorità urgente dell’agenda regionale.

“L’Autonomia si è allontanata dal referendum del 2017”

“Da tempo constatiamo con amarezza quanto la cosiddetta Autonomia differenziata sia ormai molto distante dalle speranze suscitate dal referendum del 2017 e, soprattutto, dalle esigenze concrete dei cittadini veneti”, dichiarano i due consiglieri, ricordando come il voto popolare avesse espresso “una volontà politica straordinariamente chiara” verso più autonomia e più capacità decisionale sul territorio.

Una spinta che, secondo Szumski e Lovat, rischia oggi di ridursi “a un lungo percorso burocratico, fatto di compromessi e di trasferimenti di competenze molto più limitati di quanto i veneti avessero immaginato”. I due consiglieri, che si definiscono di “anima indipendentista”, non nascondono la propria delusione, pur mostrandosi disponibili a sostenere il processo se produrrà risultati concreti: “Se l’Autonomia può rappresentare comunque un passo avanti rispetto all’immobilismo, siamo pronti a sostenerla quando produce risultati concreti per il Veneto. Ma non siamo disponibili a considerare concluso il percorso con un’autonomia annacquata”.

Il nodo del fine vita: “Non è la priorità assoluta”

Il secondo tema sollevato dai consiglieri riguarda la scelta di porre la legge sul suicidio medicalmente assistito come priorità urgente dell’agenda regionale. “Facciamo fatica a comprendere come un numero limitato di richieste di accesso alla procedura registrate in Veneto dal 2024 a oggi possa essere considerato più urgente delle esigenze quotidiane di milioni di cittadini veneti”, affermano Szumski e Lovat, precisando che il punto in discussione non è il diritto delle persone coinvolte a essere ascoltate, ma la gerarchia delle priorità della politica regionale.

I due consiglieri elencano una serie di temi che, a loro giudizio, meriterebbero maggiore urgenza: liste d’attesa nella sanità, medicina territoriale, assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti, trasporto pubblico, infrastrutture, sicurezza del territorio, sostegno a famiglie e imprese, lavoro, autonomia finanziaria e gestione delle risorse regionali.

Sulla natura della legge sul fine vita, i consiglieri sottolineano la delicatezza della materia: “Una legge regionale sul fine vita non è una semplice legge organizzativa. Incide su questioni che riguardano la vita, la morte, la libertà individuale, la responsabilità dei medici e la tutela delle persone più fragili”. E aggiungono: “Il Veneto non ha bisogno di essere primo a tutti i costi: ha bisogno di essere serio, prudente e capace di mettere le persone al centro”.

La richiesta: tornare a discutere di priorità e Autonomia differenziata

In conclusione, Szumski e Lovat chiedono che il Consiglio regionale “torni a discutere di priorità vere” e che il tema dell’Autonomia venga “riportato al centro dell’azione politica regionale”, senza abbandonare l’obiettivo più ambizioso indicato dal voto popolare del 2017. “Non abbiamo dimenticato quel voto”, concludono i due consiglieri, “e non abbiamo dimenticato neppure che dietro ogni percentuale, ogni procedura e ogni dibattito legislativo ci sono cittadini che chiedono alla politica una cosa molto semplice: poter decidere di più del proprio futuro e vivere meglio nella propria terra”.