
Nella mattinata di oggi una delegazione del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito ha fatto visita alla Casa Circondariale di Vicenza “Filippo Del Papa”. Ai due iscritti al partito Ilaria e Fiorenzo Donadello si è aggiunto Giovanni Rolando, da sempre sensibile alle tematiche d’interesse sociale.
A raccontarci della visita odierna è stata Ilaria Donadello, ingegnere ambientale e fin dalla tenera età membro del Comitato Albera – La città nuova 2030, che ha evidenziato come il carcere non sia staccato totalmente dalla società, perché i detenuti un giorno torneranno liberi, e dunque serve porre attenzione e non voltarsi dall’altra parte.
Il sopralluogo alla Casa Circondariale di Vicenza
Il sopralluogo si inserisce nell’ambito delle visite che il Partito Radicale ripete ogni anno all’interno delle case circondariali di tutta Italia. Ad accogliere la delegazione è stata Luciana Traetta, direttore della Casa Circondariale di Vicenza: a balzare subito all’occhio è il sovraffollamento cronico della struttura, 368 detenuti a fronte dei 276 posti regolamentari, circa il 130% in più di quanto previsto.
A seguito di alcuni episodi di violenza e danneggiamento, alcune celle non sono agibili e dunque manca la disponibilità della totalità dei posti. Dei 368 presenti, 191 sono detenuti con pena definitiva inferiore ai 5 anni – la casa circondariale per definizione ospita “pene brevi” -, mentre i rimanenti si dividono tra detenuti in attesa di giudizio, collaboratori di giustizia e detenuti in alta sicurezza.

Il (poco) personale della Casa Circondariale di Vicenza
Questione annosa e ciclicamente “in bocca” alla politica è la carenza di personale di Polizia Penitenziaria: secondo il sito del Ministero della Giustizia, dei 210 agenti previsti, in realtà ce ne sono 177 circa; numeri che non sono stati adeguati all’ampliamento della Casa Circondariale di Vicenza con il nuovo padiglione di cinque piani inaugurato nel 2016, e va tenuto presente che lo stesso numero di 210 agenti era parametrato alla sola vecchia struttura.
Per quanto riguarda il resto del personale, ci sono 2 educatori ad incarico fisso ed 1 educatore a incarico temporaneo, chiaramente non abbastanza per gli oltre 300 carcerati.
Il quadro sanitario
La delegazione ha poi incontrato il responsabile ASL per il carcere, Stefano Tolio, il responsabile per il servizio ai tossicodipendenti, Salvatore Di Prima, e la capoinfermiera Michela Savio, che hanno illustrato la situazione sanitaria dei detenuti.
In carcere, circa il 12-13% ha ricevuto diagnosi di gravi patologie psichiatriche; nella struttura ci sono cinque psicologi che offrono la loro presenza per 22 ore a settimana, mentre mensilmente viene data la possibilità di fare visite specialistiche.
È stato riscontrato, inoltre, un aumento del numero di persone con malattie infettive, tra cui HIV ed Epatite C, malattie che in fase radicata necessitano di una terapia continua, e dunque sono – come le patologie psichiatriche – di difficoltosa gestione. Nel contempo, è stato verificato anche un incremento di detenuti con patologie gravi, come i tumori.
L’assistenza medica viene garantita 24 ore al giorno ma, come avviene nella società civile, “i medici sono carenti e risulta difficile coprire i turni” riferisce Donadello.
80 sono i tossicodipendenti diagnosticati e in cura continua, grazie alla collaborazione del SerD; “Abbiamo percepito che sarebbe importante creare una rete di sostegno, affinché i detenuti fossero aiutati una volta fuori dal carcere, in particolare per le cure continuative psichiatriche e i tossicodipendenti. Il rischio è che appena usciti tornino al punto di prima” evidenzia Ilaria Donadello.
La direttrice del carcere ha riportato i seguenti dati: ci sono stati 7 tentati suicidi, 102 atti di autolesionismo e 23 aggressioni al personale, oltre a danneggiamenti perpetuati alla struttura e incendi: “Disordini che riflettono purtroppo il sovraffollamento e la mancanza di personale” conferma Donadello.
Una struttura non adeguata
La delegazione in visita ha potuto constatare che, sebbene la prima struttura sia del 1985 e il nuovo padiglione del 2016, quest’ultimo sta “invecchiando” peggio della precedente; i lavori di manutenzione necessari implicano lungaggini burocratiche, anche dovute alla particolarità del luogo e all’imprescindibilità di mantenere la sicurezza durante le operazioni.
Se le condizioni delle celle denunciano il sovraffollamento, anche gli spazi comuni sono carenti: si fatica a trovare un luogo dove svolgere i colloqui individuali tra educatore e detenuto, così come non esiste uno spazio dove poter esercitare il diritto all’affettività – riconosciuto dalla Corte costituzionale (sentenza n. 10/2024) e disciplinato dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria nel 2025 -. Esso garantirebbe ai detenuti che ne hanno diritto (nella Casa Circondariale di Vicenza sono 2) la possibilità di incontrarsi con il partner in locali dignitosi; al Del Papa, però, non ci sono locali idonei e dunque i due aventi diritto devono spostarsi a Padova.
Elemento positivo è che i detenuti hanno la possibilità di svolgere corsi e di lavorare: 105 persone sono impiegate, alcuni attraverso incarichi interni, come la cucina o le pulizie, e altri operando presso terzi, come nella lavorazione di prodotti da forno e nel laboratorio di assemblaggio gestiti dalla Cooperativa Sociale Gabbiano 2.0.
“Ho percepito che nella struttura ognuno fa quel che può, ma manca personale, mancano gli spazi e mancano dei programmi strutturati per accompagnare i detenuti verso il reinserimento” commenta Ilaria Donadello, che riferisce, inoltre, che alcuni detenuti preferirebbero non venire rilasciati, perché nella struttura possono avere un pasto ed un letto dove dormire, oltre alle cure sanitarie, “una volta fuori, tornano ad essere invisibili”, conclude.








































