
Rappresentanze sindacali dei Medici di medicina generale e Regione Veneto hanno sottoscritto l’accordo per garantire la piena operatività delle Case di Comunità, rafforzare la medicina territoriale e assicurare ai medici condizioni di lavoro adeguate.
Case della Comunità in Veneto: cosa prevede l’accordo
L’accordo disciplina come i Medici di medicina generale (MMG) del Veneto parteciperanno alle attività delle Case della Comunità fino al 31 dicembre 2026, come prima applicazione del nuovo ACN 2022-2024.
I punti chiave riguardano anzitutto la presenza dei medici, che saranno coinvolti nelle case di Comunità Hub (copertura sanitaria h24, 7/7) e Spoke (h12, 6/7), soprattutto per attività diurne feriali (8-20), dove lavoreranno in équipe con altri professionisti sanitari per visite ambulatoriali a fronte di bisogni non urgenti, gestione della cronicità, monitoraggio di percorsi diagnostico-terapeutici, utilizzo di strumenti diagnostici di base (ECG, spirometro, ecografo, telemedicina).
I turni nelle Case della Comunità del Veneto sono affidati con priorità ai medici di ruolo unico più recentemente incaricati e ai medici dell’Aggregazione Funzionale Territoriale (AFT) di riferimento. Le attività sono previste dal lunedì al venerdì, 8:00–20:00, in turni di almeno 4 ore. Sarà previsto un compenso complessivo di circa 60 euro lordi/ora per l’attività nelle Case di Comunità, inclusi compensi orari e quote integrative regionali/obiettivi.
I commenti sull’accordo
“Dopo settimane di confronti, che ho seguito anche in prima persona, abbiamo centrato il risultato – dichiara il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani -. Primi in Italia, abbiamo dato vita ad un modello 100% veneto, che potrà essere esportato anche in altre regioni. Il prossimo passo è la ratifica da parte della Giunta regionale dell’accordo, che arriverà nell’ambito della prossima riunione prevista per martedì prossimo”.
“La sanità veneta guarda al futuro e con questa firma prende corpo un nuovo modello – sottolinea l’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa -. Il punto sta tutto qui: oltre a quello già garantito dai medici di medicina generale che continueranno ad essere riferimento fondamentale della nostra salute, il Veneto sta progressivamente e concretamente delineando un servizio in più per i cittadini. Un servizio integrato che consentirà di contare sempre su un riferimento sanitario nell’ambito delle Case di comunità. Un ringraziamento doveroso va a tutte le parti coinvolte nell’accordo oggi siglato e a tutti coloro si sono impegnati per il raggiungimento di questo obbiettivo”.
“Siamo soddisfatti del risultato raggiunto perché consente di avviare le Case della Comunità in Veneto attraverso un percorso condiviso, senza forzature e con un impianto che tutela sia i professionisti sia i cittadini”, ha detto Enrico Peterle, segretario regionale della Fimmg Veneto.
“L’elemento più significativo è che il Veneto ha scelto la strada del dialogo anziché quella dell’imposizione. L’accordo riconosce la libera adesione dei medici, stabilisce un compenso omogeneo di 60 euro l’ora e definisce una cornice organizzativa che offre maggiori certezze a chi deciderà di partecipare. Erano i presupposti che avevamo indicato fin dall’inizio e che oggi trovano una risposta concreta. Per questo – sottolinea Peterle – possiamo parlare di un accordo innovativo, che tiene insieme le esigenze della programmazione regionale e il rispetto del lavoro dei medici di famiglia”.








































