Fine vita in Veneto, il PSI vicentino difende la legge regionale impugnata dal Governo

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Fine vita Veneto, aula del Consiglio regionale durante una seduta

Luca Fantò esprime solidarietà alla Regione e critica il ricorso del Governo contro la legge veneta sul suicidio medicalmente assistito.

Il dibattito sul fine vita Veneto registra una nuova presa di posizione del PSI-Avanti! di Vicenza. Il segretario provinciale Luca Fantò difende la legge regionale 17 del 2026 e contesta la decisione del Consiglio dei ministri di impugnarla davanti alla Corte costituzionale.

Secondo Fantò, la norma veneta stabilisce procedure, tempi e certezze per l’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito, nell’ambito tracciato dalle pronunce costituzionali. Il PSI la definisce una scelta di civiltà e rispetto per le persone malate e per le loro famiglie.

Il ricorso del Governo ha già prodotto uno scontro politico e giuridico, ricostruito attraverso le reazioni alla legge sul fine vita in Veneto. I socialisti vicentini sottolineano con ironia la contrapposizione tra una Regione e un esecutivo entrambi guidati dal centrodestra.

Fine vita Veneto, la posizione del PSI vicentino

Fantò giudica insufficiente il voto contrario del ministro Roberto Calderoli alla decisione del Consiglio dei ministri e critica l’assenza di Matteo Salvini dalla seduta. La valutazione appartiene al PSI vicentino e si inserisce nel confronto interno ed esterno alla maggioranza di Governo.

I socialisti chiedono inoltre una legge nazionale che garantisca libertà di scelta, autodeterminazione e dignità, evitando che malati, medici e famiglie restino in un quadro incerto. In attesa di una disciplina statale, il partito sostiene la soluzione adottata dalla Regione.

Sul fine vita Veneto sarà ora la Corte costituzionale a esaminare il conflitto. Il PSI-Avanti! invita la Consulta a confermare una normativa che, nella lettura di Fantò, mette al centro la persona e la tutela dei suoi diritti.