
L’associazione Canottieri Vicenza, guidata da Fulvio Carollo, punta a restituire alla città lo storico imbarcadero sul Bacchiglione di San Biagio. La concessione fluviale è ancora attiva, le imbarcazioni sono disponibili, ma manca il collegamento tra il parco e la riva per riaprire una tradizione remiera che affonda le radici nella storia cittadina.
Imbarcadero sul Bacchiglione, una storia interrotta che Vicenza può ancora recuperare
C’è un tratto del Bacchiglione che continua a raccontare una storia incompiuta. Si trova dietro l’antico Lazzaretto di San Biagio, accanto al parco e al chiostro cinquecentesco. Qui sorge uno storico approdo fluviale che per decenni ha rappresentato un luogo di incontro, di sport, di educazione e di rapporto diretto con il fiume.
Oggi l’imbarcadero sul Bacchiglione è ancora fisicamente presente. Esistono lo scivolo, il molo e la concessione fluviale intestata all’associazione Canottieri Vicenza. Mancano però l’accessibilità e la possibilità concreta di raggiungere la riva dal parco, dopo l’interclusione realizzata circa dieci anni fa per contrastare fenomeni di degrado.
Ed è proprio da qui che il presidente, l’avvocato Fulvio Carollo, e l’associazione intendono ripartire come ci ha raccontato “lamentando” vari tentativi a vuoto di interloquire telefonicamente con i funzionari di settore del Comune e ripromettendosi a questo punto di contattare direttamente l’assessore competente oltre a quello allo sport.
Un’associazione nata per riportare i vicentini sul fiume
La Canottieri Vicenza nasce ufficialmente nel novembre 2004, dopo circa cinque anni di preparazione dedicati alla pratica remiera fluviale, alla canoa, allo yol e soprattutto alla voga alla veneta sulle tradizionali imbarcazioni lagunari. L’obiettivo non è mai stato quello agonistico.
Fin dall’origine l’associazione ha promosso un’idea di navigazione lenta, rispettosa dell’ambiente e capace di riportare i cittadini a frequentare il Bacchiglione e il Retrone. Il fiume viene interpretato non soltanto come elemento paesaggistico ma come parte integrante della vita urbana e della memoria cittadina.
Secondo i documenti fondativi, il recupero degli accessi storici al fiume costituisce uno degli obiettivi principali dell’associazione, insieme alla tutela ambientale e alla valorizzazione delle tradizioni remiere vicentine e veneziane.
Lo storico approdo di San Biagio
La scelta della sede operativa cadde proprio sull’imbarcadero di piazza San Biagio, alle spalle dell’antico Lazzaretto.
Per molti decenni questo luogo era stato utilizzato dall’associazione scout CNGEI come spazio educativo e ricreativo: piccole imbarcazioni a remi, nuoto, trampolino per i tuffi, attracchi e attività per i ragazzi facevano parte della vita quotidiana del sito.
Oggi rimangono lo scivolo in cemento e il molo, strutture che, secondo l’associazione, potrebbero essere recuperate con interventi relativamente contenuti.
Nel frattempo la zona è stata interessata da opere di consolidamento delle rive, interventi di difesa idraulica e lavori connessi al recupero del complesso del Lazzaretto. Anche il percorso pedonale sull’argine è stato oggetto di interventi pubblici. Resta tuttavia irrisolto il nodo dell’accessibilità diretta all’approdo che, però, ci dice l’avvocato Carollo, potrebbe essere risolto nel momento in cui vadano avanti la progettazione e la realizzazione della ciclopedonale nella zona.
Le barche ci sono già
Uno degli aspetti più singolari della vicenda è che l’attività potrebbe ripartire quasi immediatamente.
La concessione fluviale intestata alla Canottieri Vicenza risulta ancora attiva e l’associazione dispone già delle proprie imbarcazioni.
Nel chiostro di San Biagio è custodito un sandolo di circa sette metri dotato di quattro forcole, una delle imbarcazioni più tipiche della tradizione veneta. Il sandolo, a fondo piatto, viene utilizzato nella voga alla veneta e può essere condotto da due o quattro vogatori. È una barca adatta sia al trasporto sia al diporto e alle attività didattiche.

Presso un socio è inoltre ricoverato uno s-ciopon di circa sei metri (“sciopon deriva da grande schioppo perché veniva armato con una spingarda per cacciare le anatre”, ci racconta Carollo con evidente nostalgia e memoria storica), la più piccola e la più “temibile” delle barche lagunari venete particolarmente maneggevole, utilizzata in passato anche per numerose uscite esplorative e di allenamento. Lo sciopon viene considerato una delle barche più adatte all’apprendimento della voga.
Anche le forcole e i remi sono già disponibili. Manca soltanto la possibilità di riportare le imbarcazioni in acqua.

Un progetto ambientale e culturale
La Canottieri Vicenza ha sempre interpretato il proprio ruolo in termini ambientali.
La navigazione a remi consente infatti una frequentazione dei corsi d’acqua priva di motori e di disturbo per l’ecosistema, favorendo la conoscenza diretta del fiume e il monitoraggio delle sue condizioni. Secondo l’associazione, la presenza di persone sul Bacchiglione rappresenta anche uno strumento di tutela e di contrasto al degrado.
La filosofia è quella di un canottaggio non competitivo e non consumistico, capace di coinvolgere giovani e adulti nella riscoperta del patrimonio fluviale cittadino.
Non a caso tra le finalità statutarie figurano la tutela dell’ambiente, la valorizzazione del patrimonio storico e la diffusione della cultura fluviale.
La richiesta al Comune
Per Fulvio Carollo e per l’associazione il tema oggi non è tanto quello delle infrastrutture quanto dell’accessibilità.
“L’imbarcadero esiste, le barche sono disponibili, la concessione è valida e le competenze sono presenti. Ciò che manca è la possibilità di raggiungere la riva dal parco e di restituire ai cittadini un accesso storico al Bacchiglione” sottolinea Fulvio Carollo che aggiunge “La riapertura dell’imbarcadero sul Bacchiglione rappresenterebbe così non soltanto il ritorno di un’attività remiera quasi scomparsa a Vicenza, ma anche il recupero di un rapporto diretto tra la città e il suo fiume”.
Un rapporto che per generazioni ha fatto parte della vita quotidiana vicentina e che oggi potrebbe nuovamente diventare un elemento di attrazione culturale, ambientale e turistica per l’intero territorio.
Ora che il Giardino di San Biagio è stato aperto ai cittadini, consentire che con qualche passo più in là ci si possa imbarcare sul fiume che ha visto scorrere la storia della città non sarebbe una bella idea per grandi e bambini oltre che un atto dovuto verso l’associazione dei nostri amici barcaioli?
Pronta risposta dell’assessore Cristiano Spiller
Sembrerebbe di sì, perché l’assessore Cristiano Spiller, dopo aver precisato che il funzionario dei lavori pubblici gli “ha già trasmesso la richiesta qualche settimana fa”, la definisce anche lui “una buona idea”.
Ma, aggiunge Spiller, “la ciclabile dovrà garantire le prescrizioni del genio civile in materia di difesa idraulica quindi ci sarà sicuramente un muretto a una quota superiore a quella precedente. Bisognerà, quindi, vedere se la cosa garantirà comunque l’accessibilità. Di sicuro la ciclabile riaprirà quel percorso oggi intercluso, ma bisognerà capire se l’accesso allo scivolo riuscirà a essere comunque utilizzabile. Ma questo lo saprò dopo essermi informato successivamente alla richiesta della Canottieri Vicenza”.
Grazie assessore e ora voghiamo… insieme.







































