La Tutela del Risparmio non è un Panificio. Replica a opinione de Il Giornale di Vicenza sul “fallimento risarcito dallo Stato”

234
pane panificio risparmio

La tutela del risparmio non è un panificio, ma un diritto sancito nella Costituzione italiana, all’articolo 47. La pensano così alcune delle storiche sigle dei risparmiatori coinvolti nel crac delle banche, Associazione Ezzelino III da Onara e Comitato TASCA MIA Conti Dormienti Risvegliati.

Una replica, che vi proponiamo integralmente di seguito, a un opinione pubblicata oggi da Il Giornale di Vicenza dal titolo Il fallimento risarcito dallo Stato, a firma di Nicola Negrin. Anche quest’ultimo, a beneficio dei lettori e per completezza, sarà proposto al termine di questo articolo.

La Tutela del Risparmio non è un Panificio. Replica a opinione de Il Giornale di Vicenza sul “fallimento risarcito dallo Stato”

In relazione all’articolo e alla colonna d’opinione pubblicati in data 22 luglio 2026 da Il Giornale di Vicenza, desideriamo esprimere la nostra più profonda amarezza e contrarietà per l’accostamento proposto. Paragonare la drammatica vicenda delle ex banche popolari venete (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca) alle dinamiche commerciali di un semplice panificio di quartiere significa dimostrare che, perfino dopo oltre dieci anni di durissime battaglie civili e giudiziarie a tutela dei risparmiatori vittime, non tutti hanno ancora compreso — o preferiscono ignorare — la natura strutturale e sociale di questa immensa tragedia economica.

Il parallelismo tra un’attività d’impresa ordinaria e la tutela del risparmio tradito (garantita dall’articolo 47 della Costituzione Italiana) è radicalmente fuorviante. I soci delle ex popolari venete non erano affatto speculatori alla ricerca di facili guadagni: erano al 90% famiglie, lavoratori e piccoli imprenditori che avevano accantonato i propri risparmi generazionali in quote di banche cooperative, successivamente trasformate in SpA loro malgrado a causa della riforma del Governo Renzi.

Un passaggio forzato che ha condotto alla messa in liquidazione coatta e alla successiva cancellazione di ogni diritto tramite il Decreto Legge n. 99 del 25/06/2017, salvando l’intero sistema bancario italiano e gli oltre 11.000 posti di lavoro dei dipendenti, ma dimenticandosi completamente dei 212.000 soci risparmiatori e creando una vergognosa disparità.

Correva l’anno 2011 quando Patrizio Miatello, durante l’assemblea di Unindustria Confindustria a Conegliano Veneto, lanciò per tempo l’allarme sulla catastrofe finanziaria ed economica che si stava preparando. In quello stesso contesto, mentre due noti giornalisti ben pagati invitavano dal palco oltre 4.000 imprenditori presenti ad indebitarsi e ad acquistare quote delle due popolari venete — considerate da loro impropriamente le migliori al mondo — per garantire fidi e castelletti, supportati da una costante eco mediatico di gran parte della stampa, la denuncia di Miatello ottenne una reazione drastica: l’allontanamento dall’assemblea, l’uscita da Unindustria e la successiva revoca dei fidi alle proprie aziende da BPVI e Veneto Banca, senza che alcun giornale riportasse allora questa vergognosa vicenda e soprattutto l’allarme lanciato.

Da quel giorno abbiamo combattuto quotidianamente prevedendo esattamente quanto si sarebbe poi verificato, incontrando ostacoli di ogni genere e in particolare con una parte di redazioni giornalistiche che consideravano esclusivamente le ragioni degli istituti bancari. Auspicavamo che le centinaia di suicidi economici, le migliaia di famiglie devastate e una crisi finanziaria di gran lunga superiore al crollo americano del 2008 avessero insegnato qualcosa a tutti indistintamente. Purtroppo, la lettura di articoli che riducono il tutto alla parabola del panificio dimostra che taluni scrivono unicamente per riempire le pagine, senza il dovuto rispetto per la memoria, il dolore, le battaglie, il sangue versato, i sacrifici di chi ha combattuto e la realtà dei fatti.

In merito alla tesi del “fallimento risarcito dallo Stato”, dei dati e della ricostruzione contabile, è indispensabile ancora una volta fare chiarezza e correggere le inesattezze diffuse. Il Fondo Indennizzo Risparmiatori (FIR) e il principio di ristoro delle vittime non sono mai stati finanziati con soldi pubblici dei contribuenti, bensì attraverso l’utilizzo dei conti dormienti bancari e assicurativi prescritti: un’idea e una proposta tecnica ideata il 29 giugno 2017 da Patrizio Miatello insieme ai consulenti Prof. Avv. Rodolfo Bettiol e al Tributarista Loris Mazzon portata avanti con i vari Governi. Un percorso che ha condotto al fondo di ristoro della Legge 205/2017 con dotazione iniziale di 100 milioni di euro e successivamente al FIR della Legge 145/2018, alimentato dai conti dormienti con una dotazione iniziale di 1,575 miliardi di euro, e ora alla riapertura con legge 199 del 30/12/2025 per il riesame dei 10.733 domande di risparmiatori che per errori sono stati esclusi in tutto o in parte con ulteriori 80 milioni di euro, sempre dai conti dormienti.

Dei 320.000 risparmiatori vittime delle ex 11 banche liquidate, solo 144.871 sono riusciti a presentare la domanda. Fin dall’avvio della piattaforma CONSAP il 22/08/2019, si sono attivate forze che, anziché sostenere la misura, la ostacolavano (al 31/12/2019 risultavano inserite appena 7.000 pratiche). Lo scoppio della pandemia da COVID-19 e le pur provvidenziali proroghe fino al 18/06/2020 non sono bastate ad evitare l’esclusione di oltre 156.000 risparmiatori rimasti fuori a causa dei tempi ristretti della grave emergenza sanitaria.

Dai dati ufficiali della Corte dei Conti risulta inoltre che, delle 144.871 domande inoltrate, 10.733 sono state escluse per disguidi o vizi formali. Proprio per sanare questa disparità, l’articolo 1, commi 762-765 della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026), ha disposto il rifinanziamento del FIR autorizzando la spesa massima complessiva di 80 milioni di euro attinti dai conti dormienti prescritti, per un indennizzo da erogarsi nella misura di 20 milioni di euro per l’anno 2026, 30 milioni di euro per l’anno 2027 e 30 milioni di euro per l’anno 2028. È del tutto erroneo, dunque, travisare le cifre o ridimensionare la portata di questi fondi con ricostruzioni approssimative di 140 milioni di euro complessivi come erroneamente indicato nell’articolo de Il Giornale di Vicenza.

Con l’occasione ribadiamo il fatto che la relazione della Corte dei Conti sul FIR del 20/07/2026 non dà automaticamente il via all’apertura del portale CONSAP per il riesame delle domande escluse in tutto o in parte dagli indennizzi dei 10.733 risparmiatori, procedura che al momento è ancora ferma in attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto del MEF (leggi qui): vi saremo grati della precisazione per evitare inutili allarmismi o false aspettative tra i risparmiatori.

Tutto questo ci garantisce la forza e la determinazione per proseguire lungo la strada del nuovo paradigma della Scienza della Tutela dei Risparmiatori, un programma rigoroso e indipendente che saremo lieti di insegnare e condividere anche con alcuni operatori dell’informazione.

La Segreteria Tecnica Tutela Risparmiatori
Associazione Ezzelino III da Onara
Comitato TASCA MIA Conti Dormienti Risvegliati

Il Giornale di Vicenza: “Il fallimento risarcito dallo Stato”

Premessa: quello che segue non è un ragionamento da economisti. Si tratta di una semplice argomentazione terra-terra che arriva facendo uno più uno. Prima di addentrarci nel ragionamento-considerazione partiamo da un esempio.

Prendiamo il caso di un panificio storico di quartiere, molto amato dai residenti. Il proprietario decide di aprire il capitale ai suoi clienti: «Diventa socio del nostro panificio, comprane una quota». Il panificio, però, va in crisi perché arriva un supermercato concorrente con prezzi più bassi, o perché cambiano i gusti dei clienti. Il fatturato crolla, il panificio chiude, le quote dei soci valgono zero. Brutta storia, ma è il rischio fisiologico di qualsiasi investimento in un’attività economica. Bene, nessuno si aspetta che lo Stato rimborsi questi soci: hanno scommesso su un’azienda e l’azienda ha perso la sua scommessa sul mercato.

Ecco, ora passiamo dal panificio alla Banca popolare di Vicenza. La storia, ahimè, è nota; eppure, differenza sostanziale rispetto al panificio, l’epilogo è diverso: nessuno si aspetta che lo Stato NON rimborsi i soci. Anzi, lo Stato stesso decide di correre ai ripari, istituendo il cosiddetto Fir (Fondo indennizzo risparmiatori) di cui si può leggere sopra, arrivando a erogare (fortunatamente) più di un miliardo di euro (300 e rotti milioni finiti in provincia di Vicenza).

Dunque, ricapitolando il ragionamento che per tutti non fa una piega: i soci di un’azienda in un caso di fallimento (il panificio) giustamente non vengono risarciti; i soci di un’altra azienda (la Banca Popolare) in questo altro caso di fallimento vengono giustamente risarciti. “Ci mancherebbe”, direte voi, decine di migliaia di piccoli risparmiatori vicentini avevano investito i risparmi di una vita in azioni che si sono rivelate quasi carta straccia, spesso senza essere adeguatamente informati sui rischi, o addirittura “convinti” tramite il proprio consulente di fiducia in filiale a “diventare soci” quasi come atto di fedeltà al territorio e alla propria banca.

Niente da dire: eppure – tecnicamente – si trattava anche qui di soci dell’azienda (come quelli del panificio). Eppure, in questo caso lo Stato ha deciso di andare incontro ai soci ritenendo giusto erogare loro un risarcimento; o meglio, indennizzo. Tecnicamente è un’eccezione al principio del rischio d’impresa. Un’eccezione non di poco conto, considerati i soldi che ha deciso di mettere sul piatto lo Stato.

È vero: qui di mezzo c’è una truffa, c’è un danno, c’è un processo; è altrettanto evidente, però, che di mezzo ci sono sempre tutti i soci-titolari. E visto che lo Stato non interviene mai nel caso di imprenditoria che fallisce rimborsando i soci-titolari (vedi il panificio) non è così sbagliato quel ragionamento “matematico” che porta a interpretare l’istituzione del fondo come un riconoscimento politico – se non giuridico – di un fallimento del sistema di controllo.

Da: Il Giornale di Vicenza, mercoledì 22 luglio 2027