Infiltrazioni della criminalità organizzata a Vicenza e provincia: i campanelli d’allarme ci sono, servono certezze

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In un territorio industrializzato e oggetto di grandi investimenti, di lavori per opere pubbliche, come quello della Provincia di Vicenza, è del tutto lecito chiedersi quale sia il livello delle infiltrazioni della criminalità organizzata.

Attualmente non esiste un “termometro” per misurare compiutamente questo fenomeno, ma qualche lume si potrebbe avere nei prossimi mesi, come vedremo più avanti. Più che altro, tuttavia, sono in molti a credere che sul territorio siano suonati sufficienti “campanelli d’allarme“.

Non abbastanza, probabilmente, per urlare all’emergenza (ne forniremo alcuni, recenti e meno, in un’elencazione non esaustiva, ndr), ma è ragionevole interrogarsi e chiedere alle autorità preposte di approfondire e vigilare. Perché se quei campanelli di cui prima diventassero una sirena d’allarme bisognerà poi chiedersi se si era o meno pronti a questa eventualità.

È un ambito decisamente delicato che tira in ballo diverse componenti: la politica, le forze dell’ordine, l’imprenditoria e la società civile.

Ed è soprattutto una doverosa presa di coscienza. Numerose operazioni della Dda e relativi processi con sentenze definitive hanno certificato la presenza delle grandi criminalità organizzate italiane al Nord Italia, in formato stanziale e operativo sui territori. Pensare – dunque – che la Provincia di Vicenza sia del tutto immune è quanto meno ingenuo.

Criminalità organizzata in provincia di Vicenza, dall’intimidazione a Cappellari all’incendio doloso all’azienda di Marsetti: il focus richiesto da Forza Italia

La richiesta di un focus alla Commissione Antimafia dedicato al livello di infiltrazioni della criminalità organizzata nella provincia di Vicenza è stata depositata e sicuramente dopo l’estate il tema sarà affrontato nei dovuti modi e con la necessaria attenzione”.

Così, alla redazione di ViPiù, il senatore vicentino di Forza Italia Pierantonio Zanettin interrogato sullo stato dell’istanza avanzata nei giorni scorsi con il collega di partito, il deputato, anch’egli vicentino, Erik Pretto. Entrambi i parlamentari sono componenti della commissione.

Una richiesta ispirata da diversi accadimenti recenti inquadrati come collegabili, appunto, alla criminalità organizzata, dei quali a breve parleremo.

Questi episodi non fanno parte del nostro patrimonio di esperienza locale e ci inquietano moltissimo”, aveva dichiarato Zanettin auspicando che la Commissione possa sentire in audizioni i diretti interessati da atti dolosi, ma anche il questore e i vertici delle forze dell’ordine “per avere il quadro preciso della situazione, perché ci sia una vigilanza attenta e si proceda a eventuali interventi”, aveva aggiunto.

Moreno Marsetti: “Intimidazione mafiosa, qualcuno ha dato fuoco alla mia azienda”

incendio sindaco malo moreno marsetti isola vicentinaUn caso molto recente che riguarda la provincia di Vicenza ha fatto riflettere sulla criminalità organizzata. Lo scorso 13 luglio, un incendio ha distrutto un capannone industriale a Isola Vicentina. Si tratta della sede della storica azienda di famiglia di Moreno Marsetti, sindaco di Malo. Sulla natura dolosa non dovrebbero esserci dubbi dopo il rinvenimento di alcune taniche di benzina abbandonate (volutamente?) sul posto.

Lo stesso amministratore (è anche vicepresidente della Provincia di Vicenza, ndr), poche ore dopo il fatto ha dichiarato: “Si tratta di una intimidazione mafiosa, qualcuno ha dato fuoco alla mia azienda”.

Le minacce al cronista Adriano Cappellari

Attentato incendiario a Enego contro Adriano Cappellari (foto da Il Giornale di Vicenza)
Attentato incendiario a Enego contro Adriano Cappellari (foto da Il Giornale di Vicenza)

Il giornalista vicentino Adriano Cappellari è stato vittima di due atti intimidatori nel giro di pochi mesi. A febbraio scorso era risultato destinatario di lettere minatorie recapitate anche al parroco di Caivano, don Maurizio Patriciello, e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

A maggio, ha invece subito un attentato incendiario presso la propria abitazione ad Enego. Alcune bottiglie incendiarie sono state lanciate nei pressi della casa del cronista ed è stata rinvenuta una nuova lettera con minacce di morte e nuovi riferimenti alla Meloni e a don Patriciello.

Il giornalista ha sostenuto che – secondo lui – non ci sarebbero collegamenti con la Campania, piuttosto con “gente del posto“. Le modalità del gesto, tuttavia, richiamano la mano criminale. Le indagini sono ancora in corso e il Prefetto di Vicenza ha rafforzato ulteriormente le misure di sicurezza nei suoi confronti.

Il caso del Tabacchi a Ospedaletto e quella trasferta da Reggio Calabria

Incendio bar-tabaccheria OspedalettoA giugno scorso, cinque persone sono state arrestate a Vicenza per l’incendio di un bar-tabaccheria a Ospedaletto del marzo 2025.

Come emerso dalle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Vicenza, sono il proprietario e l’intestataria dell’esercizio commerciale stesso, in qualità di mandanti, e 3 soggetti di Reggio Calabria ritenuti esecutori. Lo scopo era truffare l’assicurazione.

Per la cronaca vi rimandiamo qui e, in questa sede, sottolineiamo un aspetto: i due proprietari dell’esercizio commerciale – come hanno spiegato gli investigatori – avevano contatti, e se ne sono avvalsi, di esecutori materiali e complici provenienti da Reggio Calabria. Reclutamento di manovalanza riconducibile ad ambienti criminali.

Provincia di Vicenza e criminalità organizzata: dal duplice omicidio Fioretto-Bengozzi alla CZeta

Anche affondando nella cronaca non proprio recente si trovano ulteriori campanelli d’allarme della presenza diretta o indiretta della criminalità organizzata a Vicenza e provincia. Vale la pena richiamare due episodi.

Il duplice omicidio Fioretto-Begnozzi 30 anni dopo: uno dei killer appartiene al clan Muto

Il duplice omicidio dei coniugi Pierangelo Fioretto e Mafalda Begnozzi, avvenuto a Vicenza il 25 febbraio 1991, è stato risolto dopo oltre trent’anni con la condanna all’ergastolo di Umberto Pietrolungo, un esponente legato al clan della ‘ndrangheta Muto di Cetraro, in provincia di Cosenza.

Un po’ come per il caso del tabacchi a Ospedaletto , seppur con le dovute proporzioni, anche da questo episodio cruento e che ha segnato a lungo la città di Vicenza si può trarre la conclusione che il territorio non è estraneo a contatti con ambienti malavitosi organizzati.

Czeta: la prima storica interdittiva antimafia vicentina

Venendo ai tempi più recenti, non si può non citare il primo caso di interdittiva antimafia che ha riguardato il territorio: la Czeta, azienda operante nel settore rifuti a Vicenza con legami con la Campania.

Era maggio del 2024, e l’allora prefetto di Vicenza Salvatore Caccamo emise il provvedimento nei confronti della società ravvisando “un effettivo rischio di contaminazione mafiosa attraverso la contiguità con elementi appartenenti alla criminalità organizzata della Campania” (qui la cronaca).

Il provvedimento era stato ispirato da un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che vedeva al centro Aniello Ilario, colui che secondo gli inquirenti era amministratore di fatto della Czeta e non gli azionisti di riferimento, presenti sul sito della società, la moglie e un figlio.

Gli effetti dell’interdittiva erano stati poi sospesi dal Tar del Veneto che aveva riconosciuto le ragioni della società stessa. Ovvero, delle azioni di “self cleaning” nel frattempo adottate con la proprietà che, di fatto, si era “auto estromessa da ogni ruolo gestionale e di responsabilità, di fatto auto commissariandosi”, come aveva affermato in una nota il presidente del consiglio di amministrazione di Czeta spa, Giovanni Mainolfi, generale di brigata in pensione della guardia di finanza.

Oggi, come abbiamo appreso da un’intervista rilasciata a Marco Milioni di Vicenza Today da Filippo Angelini, amministratore unico della Leonardo Finance Solutions, società che ha rilevato la ditta vicentina, la Czeta ha intanto ha cambiato nome in Ecoleonardo.

Con il passaggio da Czeta ad Ecoleonardo vogliamo dare conto di una evoluzione che non è solo un cambio di nome, ma un reale cambiamento strutturale: una rinascita che prende completamente distanza dalle vicende che invece hanno portato sia ad una crisi aziendale che ad una interdittiva antimafia. Con i nuovi assetti organizzativi e societari siamo sicuri che la Prefettura di Vicenza ritirerà il provvedimento“, ha detto Angelini.

Possibili grandi appetiti per la criminalità organizzata a Vicenza: dalla Tav al Villaggio Americano

Come detto e come è ben noto la Provincia di Vicenza è storicamente riconosciuto come uno dei centri industriali più importanti d’Italia, con alcuni settori di punta a livello globale come il distretto orafo-argentiero, la concia e la filiera della pelle, la meccatronica e metalmeccanica.

A un terreno già di per sé appetibile per interessi malavitosi bisogna aggiungere la presenza di grandi opere in corso di realizzazione.

Citando un recente approfondimento di Francesco Di Bella per VicenzaPiù Viva, a Vicenza città “attualmente sono in corso i lavori allo storico Villaggio Americano che vedrà la costruzione di 428 alloggi (appalto da circa 370 milioni di dollari)” per i militari delle basi Usa presenti in città e le loro famiglie.

Inoltre, nel capoluogo sono in corso di realizzazione (e lo saranno ancora per chissà quanti anni) le opere per l’Attraversamento di Vicenza dell’Alta Velocità ferroviaria e opere complementari.

Una pioggia di milioni di euro dallo Stato italiano a Vicenza che fanno o potrerbbero fare gola agli appetiti della criminalità organizzata.