
Una rete diffusa di piccoli bacini per raccogliere e conservare l’acqua piovana e affrontare la siccità. È questa l’idea al centro della proposta di legge presentata dal consigliere regionale Cristiano Corazzari (Lega – Liga Veneta), che punta alla creazione della Rete Veneta di Micro-Invasi Diffusi, denominata RE.MI.DI.
L’obiettivo è superare la gestione emergenziale della risorsa idrica e dotare il territorio di un sistema capillare capace di trattenere l’acqua nei periodi di abbondanza per utilizzarla nei momenti di maggiore necessità, soprattutto in agricoltura.
Una risposta ai cambiamenti climatici
Negli ultimi anni il Veneto ha dovuto fare i conti con lunghi periodi di siccità alternati a precipitazioni intense. Una situazione che ha portato all’abbassamento delle falde e, nelle zone costiere, all’avanzata del cuneo salino.
“Dobbiamo imparare a conservare l’acqua quando è disponibile, anziché limitarci a gestire le emergenze”, ha spiegato Corazzari, sottolineando come il progetto punti a migliorare la resilienza del territorio.
Come funzioneranno i micro-invasi contro la siccità
La proposta prevede la realizzazione di piccoli bacini con capacità fino a 50mila metri cubi, integrati nel paesaggio e progettati secondo criteri di sostenibilità ambientale. Le strutture serviranno principalmente a raccogliere acque meteoriche da destinare all’irrigazione.
“Non immaginiamo grandi dighe – precisa Corazzari – ma una rete intelligente di infrastrutture leggere, distribuite sul territorio, capaci di offrire benefici concreti all’agricoltura e all’ambiente. I micro-invasi potranno inoltre favorire la nascita di nuovi habitat naturali, incrementare la biodiversità e rafforzare la rete ecologica regionale”.
Oltre al supporto all’agricoltura, i micro-invasi potranno contribuire alla ricarica delle falde, alla riduzione del rischio idraulico e al contrasto della risalita del cuneo salino.
Investimenti e ruolo dei territori
Il disegno di legge prevede uno stanziamento complessivo di 30 milioni di euro nel triennio, destinati sia alla realizzazione delle infrastrutture sia al sostegno delle imprese agricole.
Le aziende potranno ottenere contributi fino al 70% delle spese, con un massimo di 100mila euro per intervento. Un ruolo centrale sarà affidato ai Consorzi di bonifica, mentre la Regione dovrà definire un piano decennale coinvolgendo enti tecnici e realtà del territorio.
Dall’emergenza siccità alla prevenzione
“Vogliamo passare da una logica emergenziale a una strategia di prevenzione”, ha concluso Corazzari, evidenziando come la gestione dell’acqua rappresenti una sfida chiave per il futuro del Veneto, tra tutela del territorio, sostegno all’agricoltura e adattamento ai cambiamenti climatici.







































