
Il dispositivo portatile AD1, ideato dal professor Claudio Ronco e prodotto da Medica, entra nella sperimentazione clinica all’ospedale di Vicenza.
L’ultrafiltrazione al San Bortolo entra in una nuova fase con AD1, sistema portatile sviluppato per i pazienti con scompenso cardiaco. Il dispositivo è stato ideato dal professor Claudio Ronco nell’Istituto Internazionale di Ricerca Renale di Vicenza e realizzato da Medica, azienda del distretto biomedicale di Mirandola.
AD1 è compatto, alimentato a batteria e progettato per rendere l’ultrafiltrazione isolata utilizzabile anche fuori dai tradizionali contesti ospedalieri. La sperimentazione clinica avviata al San Bortolo deve valutarne sicurezza, funzionalità e facilità d’uso prima di un eventuale impiego più ampio.
Il progetto si colloca nel percorso di ricerca vicentino sulla purificazione del sangue. Lo stesso ambiente scientifico e clinico è stato raccontato nel recente approfondimento su “Carpediem”, il film dedicato alla dialisi neonatale, altra tecnologia legata al lavoro del professor Ronco.
Il dispositivo comprende una console di controllo e un circuito monouso. L’obiettivo indicato dai promotori è rimuovere in modo controllato i liquidi in eccesso nei pazienti per i quali la terapia diuretica non offre una risposta sufficiente, mantenendo una gestione semplice per gli operatori.
Ultrafiltrazione al San Bortolo, la collaborazione tra IRRIV e Medica
Ronco sottolinea che lo sviluppo nasce dall’esigenza di disporre di uno strumento meno complesso e più flessibile rispetto alle apparecchiature tradizionali. Il passaggio alla sperimentazione clinica permette ora di osservare il sistema nel lavoro quotidiano e di raccogliere dati sulla sua usabilità.
Marco Fecondini, amministratore delegato di Medica, collega AD1 alla capacità del gruppo di trasformare la ricerca in prodotti biomedicali. L’azienda è specializzata nella purificazione del sangue e nelle membrane a fibra cava e opera con sedi produttive e commerciali in Italia e all’estero.
L’ultrafiltrazione al San Bortolo rappresenta quindi il punto di incontro fra ricerca vicentina e manifattura biomedicale emiliana. Il percorso resta sperimentale: saranno i risultati clinici raccolti al San Bortolo a definire sicurezza, prestazioni e possibili contesti futuri di utilizzo del nuovo sistema portatile.




































