
Nel sessantesimo anniversario della marea eccezionale, Flavio Baldan e Daniele Stecco sollecitano opere ambientali e una valutazione di lungo periodo sul sistema di difesa.
L’Aqua Granda Venezia del 4 novembre 1966, che colpì duramente anche Chioggia e Pellestrina, viene richiamata dal Movimento 5 Stelle per chiedere una strategia aggiornata sulla salvaguardia della laguna. Flavio Baldan, capogruppo regionale, e Daniele Stecco, consigliere comunale di Chioggia, collegano il sessantesimo anniversario agli effetti della crisi climatica e al futuro del Mose. Il sistema e le sue attivazioni sono descritti dal portale istituzionale del Mose.
La marea del 1966 superò il Murazzo settecentesco e provocò danni alle abitazioni e alle fondamenta. Da quella crisi nacque una nuova consapevolezza sulla fragilità lagunare, seguita dalla legge speciale del 1973 e da decenni di interventi.
Baldan sostiene che il cambiamento climatico imponga di riconsiderare strumenti e priorità, tenendo conto dell’usura delle paratoie e degli equilibri ambientali. Il tema si inserisce nelle riflessioni sulla protezione di Venezia dalle maree eccezionali.
Aqua Granda Venezia, mitigazioni e futuro della laguna
Il consigliere chiede di completare le opere di mitigazione ambientale e di ridurre le pressioni sull’ecosistema, comprese quelle legate alle attività industriali e al traffico delle grandi navi. Propone inoltre di valutare senza preclusioni un porto offshore per gli scali commerciali e passeggeri.
Stecco concentra l’attenzione su Chioggia e sulle compensazioni ancora attese. Tra gli interventi cita la sdemanializzazione e il restauro di Forte San Felice a Sottomarina, percorso avviato per restituire la struttura alla città.
Nel documento politico, tutela ambientale e permanenza dei residenti vengono considerate parti della stessa strategia. L’Aqua Granda Venezia resta così un riferimento storico per valutare non solo le difese mobili, ma anche manutenzione, opere complementari e capacità delle città lagunari di adattarsi a fenomeni estremi più frequenti.
Il ricordo del 1966 richiama anche il valore della programmazione di lungo periodo. Proteggere la laguna richiede dati aggiornati, manutenzione costante e confronto tra autorità scientifiche, amministrazioni e comunità locali. Le scelte dovranno tenere insieme sicurezza idraulica, conservazione degli habitat e attività economiche, evitando che l’urgenza di un singolo intervento faccia perdere di vista l’equilibrio complessivo del sistema lagunare.



































