
Ubaldo Alifuoco, ex sindacalista CGIL e consigliere comunale di spicco dei DS, era stato indicato tra i partecipanti al confronto tra le anime del centro destra e della destra cittadina organizzato da Fratelli d’Italia con orizzonte sul candidato sindaco alle prossime amministrative a Vicenza del 2028, ma non si è presentato: non sappiamo se abbia riconsiderato l’invito oppure sia stato trattenuto da altri impegni imprevisti
Ubaldo Alifuoco assente al tavolo FdI: restano domande su ex DS
La notizia aveva destato meraviglia: Ubaldo Alifuoco, con la sua Associazione 11 settembre, era stato annunciato tra i partecipanti al tavolo promosso da Fratelli d’Italia per cominciare a costruire l’alternativa all’amministrazione di Giacomo Possamai in vista delle elezioni comunali del 2028.
Una presenza tutt’altro che scontata o almeno prevedibile, considerando la sua storia politica, sindacale e amministrativa. Ma all’incontro, poi, Alifuoco non si è presentato.
La sua assenza al momento tempera inevitabilmente la sorpresa suscitata dall’annuncio e impone di evitare conclusioni affrettate. Essere indicati tra i partecipanti non equivale ad avere aderito a un progetto politico; ancora meno lo equivale quando quella partecipazione, alla prova dei fatti, non si concretizza.
Rimangono tuttavia alcune domande.
Abbiamo provato a contattarlo per capire se avesse inizialmente accettato l’invito e se la sua disponibilità sottintendesse un possibile interesse dell’Associazione 11 settembre verso il progetto politico in costruzione. Complice la domenica la prova, per oggi,è andata a vuoto.
Non sappiamo quindi se l’assenza sia stata provocata semplicemente da altri impegni imprevisti oppure se, tra l’annuncio, per altro non direttamente suo, e l’incontro, sia intervenuta una riflessione sull’opportunità politica di sedere a quel tavolo. Sono due ipotesi molto diverse ed entrambe restano, allo stato, soltanto ipotesi.
Una presenza che avrebbe avuto un significato politico
Non scandalizza che una persona possa cambiare idee, riferimenti o appartenenza politica. Può accadere nel corso della vita ed essere il risultato di una riflessione ponderata e aggiornata ai tempi. In alcuni casi, cambiare posizione è persino più onesto che continuare a dichiarare una fedeltà ormai svuotata di significato.
Nel caso di Alifuoco, però, l’eventuale avvicinamento al centrodestra vicentino assumerebbe un rilievo particolare proprio per la sua storia.
È stato segretario generale della Camera del Lavoro di Vicenza, alias CGIL, dalla fine degli anni Ottanta alla metà degli anni Novanta. È stato consigliere comunale ed esponente dei Democratici di Sinistra, dei quali ha guidato il gruppo consiliare, rimanendo fino al 2008 sui banchi dell’opposizione quando a Enrico Hüllweck è succeduto Achille Variati per il centrosinistra. Ha rappresentato una cultura politica chiaramente riconoscibile, legata alla sinistra, al sindacato e a una determinata concezione della gestione pubblica e dei rapporti sociali.
Per anni è intervenuto sull’analisi dei bilanci di Aim Vicenza e sulle vicende delle società partecipate, esercitando una sorveglianza attenta e spesso critica sull’operato delle maggioranze di centrodestra. Non si trattava soltanto di un’attività tecnica. Attraverso i numeri sosteneva una visione politica del patrimonio pubblico, dei servizi e delle responsabilità degli amministratori.
Dopo l’elezione di Achille Variati a sindaco, nel 2008, fu peraltro palese la sua, sia pur ufficialmente negata, delusione per non essere stato coinvolto in un ruolo nel quale potessero essere utilizzate proprio quelle competenze maturate sulle partecipate e sui loro bilanci.
Anche questo episodio può essere ricordato nel tentativo di comprendere il suo percorso successivo, ma non può essere trasformato automaticamente nella spiegazione di quanto accade oggi. Sarebbe semplicistico sostenere che una delusione personale o politica di quasi vent’anni fa conduca necessariamente verso lo schieramento opposto. Può avere lasciato una distanza, una ferita o una disaffezione; non sappiamo, però, quanto abbia inciso sulle sue scelte successive.
I rapporti istituzionali dell’Associazione 11 settembre
Nel 2021, durante l’amministrazione del sindaco Francesco Rucco, Alifuoco tenne l’orazione ufficiale del Comune di Vicenza per il 76° anniversario della Liberazione.
Quell’incarico non è di certo una prova di avvicinamento alla destra. Il 25 Aprile appartiene alla Repubblica e intervenire a una celebrazione istituzionale non significa aderire alla maggioranza che governa il Comune. L’episodio confermava, piuttosto, il riconoscimento pubblico di una storia personale e politica.
L’Associazione 11 settembre, del resto, ha organizzato negli anni iniziative alle quali hanno partecipato esponenti istituzionali di orientamenti differenti come la commemorazione del ventesimo anniversario degli attentati alle Torri Gemelle, alla quale presero parte Alifuoco, Rucco e l’allora presidente del Copasir Adolfo Urso.
Questo rende necessario distinguere l’attività culturale e istituzionale dell’associazione da un’eventuale scelta di schieramento.
Proprio per questo l’annuncio della sua presenza a un tavolo apertamente rivolto alla costruzione del centrodestra del 2028 aveva provocato sorpresa in entrambe le aree politiche. Non si trattava di un generico incontro culturale o di un confronto su un singolo problema cittadino.
Fratelli d’Italia ha indicato da tempo come propria priorità il ritorno del centrodestra a Palazzo Trissino nel 2028, come emerso già durante il congresso cittadino del partito. Il segretario Alessandro Benigno aveva successivamente aperto il dibattito anche sul nome di Silvio Giovine già resosi disponibile come possibile candidato alternativo a Possamai.
Il tavolo al quale era stato invitato Alifuoco aveva, dunque, un obiettivo politico ed elettorale dichiarato.
L’assenza non cancella le domande
La mancata partecipazione impedisce oggi di attribuirgli qualsiasi adesione. Ma non chiarisce come e perché il suo nome e quello dell’Associazione 11 settembre siano entrati nell’elenco dei partecipanti annunciati.
L’invito era stato accettato e poi riconsiderato? Era stata soltanto manifestata una disponibilità al confronto? Gli organizzatori avevano dato per certa una presenza che non lo era? Oppure un impedimento dell’ultimo momento ha cancellato una partecipazione che conservava tutto il suo significato politico?
Una risposta avrebbe consentito di distinguere tra queste possibilità. Il silenzio, almeno per ora, lascia aperto l’interrogativo.
La libertà di cambiare posizione deve essere rispettata. Chi possiede una lunga storia pubblica, però, ha anche una responsabilità particolare: rendere comprensibile il proprio percorso.
La coerenza non consiste nel ripetere per sempre le stesse parole o nel rimanere prigionieri di un’appartenenza. Consiste nello spiegare quali convinzioni siano cambiate, quali siano rimaste e attraverso quale ragionamento si sia arrivati a nuove scelte fatte magari perché più aderenti oggi ai propri storici valori politici.
Da tempo critichiamo una politica nella quale partiti, alleanze e collocazioni sembrano diventati intercambiabili. Assistiamo a passaggi da uno schieramento all’altro presentati come normali aggiustamenti, senza che venga spiegato che cosa sia cambiato sul piano dei valori e dei programmi.
Da una figura formatasi in un’altra stagione politica ci si aspetta qualcosa di diverso: non necessariamente l’immobilità, ma la chiarezza.
Per ora sappiamo soltanto che la sua presenza era stata annunciata e che non ha partecipato. È troppo poco per parlare di un passaggio verso il centrodestra, ma abbastanza per porre una domanda che rimane senza risposta.
La sua assenza è stata il frutto di una riflessione politica oppure soltanto la conseguenza di altri impegni imprevisti? E, soprattutto, quale rapporto intende avere l’Associazione 11 settembre con il progetto che il centrodestra vicentino sta preparando per il 2028?
Anche perché c’è già chi, fra i suoi detrattori della sua area storica, sorride per un possibile assenso dato prima delle elezioni USA e poi ritirato dopo il flop dell’ex amico della Meloni.
Non pronunciamo sentenze, politiche ovviamente. e non attribuiamo intenzioni. Restiamo in attesa di una spiegazione che Alifuoco, se vorrà, potrà fornire e che saremo naturalmente disponibili a riportare.







































