Accumuli e rinnovabili, studio AGICI a Vicenza: più redditizi nei siti di consumo

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Accumuli e rinnovabili, Marco Carta di AGICI a Vicenza

Lo studio AGICI sugli accumuli e rinnovabili, presentato a Vicenza durante SSEC, stima per l’Italia un fabbisogno di 122 GWh di capacità entro il 2030 e indica nei sistemi abbinati ai consumi industriali la configurazione più redditizia.

Gli accumuli e rinnovabili sono stati al centro dello studio presentato da AGICI durante la prima edizione di SSEC a Vicenza. L’analisi stima che entro il 2030 l’Italia potrebbe raggiungere 131 GW di potenza rinnovabile installata e avrebbe bisogno di circa 122 GWh di capacità di accumulo, dei quali 72 GWh riferiti a nuova capacità elettrochimica.

La ricerca si inserisce nel confronto aperto alla Fiera di Vicenza su solare, batterie e flessibilità, già illustrato nell’articolo dedicato all’apertura di SSEC e alle prospettive del fotovoltaico. Il problema affrontato è lo squilibrio tra la produzione concentrata nelle ore di maggiore insolazione e la domanda effettiva del sistema elettrico.

Secondo le elaborazioni diffuse, gli impianti di accumulo indipendenti sostenuti da meccanismi che stabilizzano i ricavi presentano rischi e rendimenti contenuti. Le configurazioni completamente esposte al mercato assumono invece rischi maggiori senza ottenere ritorni proporzionalmente più elevati.

Accumuli e rinnovabili, il vantaggio dell’integrazione con i consumi

Il risultato più favorevole emerge quando la batteria viene installata presso un sito industriale o commerciale e può offrire più servizi. La partecipazione all’interrompibilità porterebbe il ritorno sull’investimento intorno al 6%; aggiungendo la modulazione dei prelievi, la stima supera il 9%. È il cosiddetto revenue stacking, cioè la combinazione di più fonti di ricavo sullo stesso impianto.

Anche l’abbinamento tra fotovoltaico e batterie migliora la redditività rispetto al solo impianto solare, grazie alla condivisione di terreno, connessione e infrastrutture. Nel modello AGICI il costo della batteria in configurazione ibrida risulta inferiore del 15% rispetto alla soluzione indipendente, mentre l’energia può essere venduta nelle ore più remunerative.

Lo scenario al 2030 attribuisce 50 GWh ai pompaggi idroelettrici già esistenti e circa 72 GWh alla nuova capacità elettrochimica. Lo studio indica quindi nella flessibilità un passaggio necessario per utilizzare meglio la crescita di fotovoltaico ed eolico, limitare gli sprechi di produzione e rafforzare la sicurezza del sistema elettrico.