Piano veneto contro la violenza, Luisetto, Sambo e Bigon chiedono più risorse stabili

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Piano veneto contro la violenza, facciata di Palazzo Ferro Fini a Venezia
Foto: Cako / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Il piano veneto contro la violenza arriva in ritardo ma contiene misure positive che devono essere sostenute con risorse stabili. È la posizione delle consigliere regionali Chiara Luisetto, Monica Sambo e Anna Maria Bigon.

Le esponenti del Partito Democratico richiamano il valore complessivo degli interventi, pari a 10,66 milioni di euro, precisando che circa l’82 per cento delle risorse proviene da fondi nazionali. Atti e sedute sono disponibili sul portale del Consiglio regionale del Veneto.

Tra gli elementi apprezzati vengono indicati i 700 mila euro regionali destinati al reddito di libertà e il rafforzamento delle reti territoriali. Le consigliere chiedono però finanziamenti pluriennali, in modo che centri antiviolenza e case rifugio possano programmare personale e servizi senza dipendere da stanziamenti annuali.

La presa di posizione segue l’approvazione in commissione del piano contro la violenza e degli altri provvedimenti sociali. Luisetto, Sambo e Bigon indicano inoltre la necessità di strutture di emergenza accessibili anche nelle fasi iniziali della fuoriuscita dalla violenza.

Piano veneto contro la violenza, le richieste sui servizi

Le proposte comprendono accordi con le Ater per favorire soluzioni abitative, un fondo dedicato all’assistenza legale nei casi di violenza online e strumenti più omogenei tra le diverse province. Secondo le consigliere, la qualità del piano dipenderà dalla capacità di trasformare gli indirizzi in servizi continuativi.

Il giudizio è quindi favorevole ma condizionato alla copertura finanziaria e al monitoraggio. Le risorse nazionali restano determinanti, mentre la quota regionale dovrebbe crescere per garantire autonomia e continuità. I prossimi atti dovranno chiarire distribuzione dei fondi, criteri di accesso e tempi di attuazione. Sarà inoltre necessario verificare quanti percorsi di protezione e autonomia verranno effettivamente attivati, evitando differenze territoriali che rendano più difficile ricevere aiuto. Le rappresentanti chiedono infine un confronto periodico con operatrici e amministrazioni locali, affinché criticità e risultati possano essere corretti durante l’attuazione e non soltanto alla scadenza del programma.