
Il futuro dell’ex Baronio entra nel Masterplan Vicenza 2030: nell’area prende corpo l’ipotesi Villa Margherita del gruppo KOS-CIR che fa capo a Carlo De Benedetti, mentre il Comitato Albera-La città nuova Vicenza 2030 chiede alla giunta Possamai di ricavare uno spazio verde pubblico per i residenti.
Il futuro dell’ex Baronio di viale Trento acquista contorni più definiti proprio mentre nell’area sono iniziati i lavori di demolizione interna e il Comitato Albera-La città nuova Vicenza 2030 torna a chiedere alla giunta Possamai uno spazio verde a disposizione dei residenti. Il tema si intreccia con il Masterplan Vicenza 2030, che individua lo spazio urbano tra viale Trento e via Divisione Julia – comprendente, tra le altre, le aree dell’ex Consorzio Agrario, dell’ex Baronio e dell’ex PP9 – tra gli ambiti sui quali costruire una parte della futura trasformazione urbana.

La richiesta del Comitato, attraverso Giovanni Battista Rolando, ha l’obiettivo è aprire un’interlocuzione tra Comune e proprietà per ricavare un’area verde di utilità pubblica all’interno di un quartiere densamente urbanizzato, attraversato da importanti flussi di traffico lungo Viale Trento e con pochi spazi di respiro.
La questione era emersa già con l’avvio delle demolizioni interne nell’ex Baronio, quando Rolando aveva rilanciato la domanda dei residenti sul destino dell’area e sulla possibilità di conservarne almeno una parte a verde.
Futuro ex Baronio tra Villa Margherita e verde pubblico
Nel quadro che emerge dal Masterplan assume ora particolare rilievo l’ipotesi della collocazione nell’ex Baronio di Villa Margherita, una cui omonima clinica è oggi situata ad Arcugnano con proprietà del gruppo sanitario privato KOS. Il possibile insediamento di una clinica privata nell’area ex Baronio, ex Zambon, Consorzio Agrario e PP9 si inserisce in un quadro urbanistico caratterizzato da una destinazione d’uso piuttosto ampia.
Villa Margherita è una struttura sanitaria privata già presente nel Vicentino e appartenente a KOS, gruppo attivo nella sanità privata che fa capo a CIR. La clinica nell’ex Baronio aggiunge quindi un elemento concreto alla discussione sulla trasformazione di questo quadrante della città.
Il futuro dell’ex Baronio si inserisce così in un processo nel quale dovranno incontrarsi interessi privati e interesse pubblico. Da una parte c’è Namira, fondo proprietario dell’area e degli edifici; dall’altra il possibile futuro utilizzatore sanitario e, soprattutto, il Comune, cui compete governare urbanisticamente la trasformazione e rappresentare anche le esigenze del quartiere.
Prima di arrivare a questo confronto c’è però un precedente sul quale sarebbe utile fare chiarezza. L’ex Baronio era stato occupato dagli attivisti dell’ex Bocciodromo, successivamente usciti dall’immobile prima di acquistare una nuova sede nell’area dell’ex Dogana. È un’ipotesi di chi scrive e di suoi interlocutori, non un fatto al momento documentato, che tra la proprietà e gli occupanti possa esserci stata una trattativa e che almeno una parte delle risorse utilizzate dagli attivisti per acquistare il nuovo immobile possa derivare da una donazione, un contributo o un indennizzo di Namira collegato alla liberazione volontaria dell’ex Baronio. Un’ipotesi che, proprio in quanto tale, richiede riscontri dai soggetti interessati e non consente allo stato di trarre conclusioni.
Ma, visto che resta invece concreta la questione posta dai residenti, se il progetto del polo sanitario privato troverà effettivamente collocazione nell’ex Baronio, l’assetto definitivo dovrà tenere conto delle esigenze funzionali della nuova struttura, degli eventuali ritocchi necessari alla destinazione d’uso finale e delle richieste della proprietà e del futuro utilizzatore.
Ma allora, perché non “ascoltare” anche le legittime richieste dei cittadini residenti intorno a viale Trento?
Nel disegno che emerge dal Masterplan sembrerebbe non essere occupata l’intera area verde, ma non appare altrettanto evidente la collocazione delle superfici necessarie ai parcheggi del nuovo polo sanitario. Un elemento tutt’altro che secondario, perché il rapporto tra edificazione, viabilità, sosta e superfici libere determinerà quanto spazio potrebbe effettivamente essere destinato al verde pubblico.
È quindi nell’ambito di una possibile trattativa tra giunta Possamai, il cui “capo”, Giacomo Possamai, può utilizzare anche la precedente vicinanza del padre Paolo a De Benedetti, dei cui giornali del nordest, ora nella NEM di Marchi, era direttore per suo conto, Namira e la KOS della CIR che potrebbe essere “scovato” lo spazio richiesto dal Comitato Albera. Gli eventuali aggiustamenti urbanistici e le esigenze dei privati legate alla configurazione definitiva dell’intervento potrebbero infatti costituire anche il terreno sul quale il Comune può cercare di ottenere una risposta alle esigenze dei residenti.
Per il futuro dell’ex Baronio, dunque, la questione non riguarda soltanto l’arrivo di una struttura sanitaria privata. Riguarda anche quale equilibrio la giunta Possamai riuscirà a costruire tra gli interessi della proprietà, quelli del futuro operatore sanitario e quelli dei cittadini che vivono in una zona fortemente trafficata e con scarsissimo “respiro” urbano. Il verde pubblico chiesto dal Comitato Albera potrebbe diventare uno dei punti concreti sui quali misurare questo equilibrio.



































