Caporalato nel Vicentino, Guarda (AVS): «Via i fondi PAC a chi sfrutta lavoratori»

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Caporalato nel Vicentino e lavoro agricolo

Cristina Guarda denuncia lavoro nero, persone senza permesso e tre minori impiegati nei campi vicentini: «Il caporalato è strutturale».

Il caporalato nel Vicentino torna al centro del confronto politico dopo i controlli condotti dall’Ispettorato del lavoro nelle campagne della provincia. In una nota, l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Cristina Guarda riferisce di lavoratori senza contratto, persone prive di permesso di soggiorno impiegate in condizioni di sfruttamento e tre minori trovati al lavoro nei campi.

Secondo Guarda, gli accertamenti hanno inoltre rilevato pesanti violazioni delle norme sulla sicurezza e portato a sanzioni per circa 30 mila euro. Il quadro, sostiene l’esponente verde, non può essere letto come un episodio isolato ma come il segnale di una vulnerabilità strutturale del settore agricolo locale. Il tema si inserisce nel più ampio dibattito sullo sfruttamento del lavoro e sul caporalato anche in Veneto.

La parlamentare europea attribuisce la diffusione del fenomeno a un modello produttivo che comprime i costi facendo leva sulla ricattabilità delle persone più fragili. Lavoratori irregolari, migranti senza documenti e minori diventano così, nella sua lettura, la parte invisibile di una filiera che scarica sugli ultimi il peso della competizione economica.

Caporalato nel Vicentino: la richiesta di condizionare gli aiuti europei

Guarda collega la denuncia alla Politica agricola comune e alla cosiddetta condizionalità sociale. Il principio è che l’accesso ai fondi europei debba essere subordinato al rispetto dei diritti dei lavoratori, delle regole contrattuali e delle norme di sicurezza. Chi ricorre al lavoro sommerso, allo sfruttamento minorile o a forme di intermediazione illecita, sostiene l’eurodeputata, dovrebbe essere escluso dai contributi pubblici.

La proposta punta quindi a trasformare gli aiuti comunitari in uno strumento di responsabilità lungo l’intera filiera: non soltanto sostegno economico alle imprese agricole, ma anche leva per premiare chi applica contratti regolari e garantisce condizioni dignitose. Per le aziende corrette, il contrasto all’illegalità rappresenta inoltre una tutela dalla concorrenza sleale di chi riduce i costi violando le norme.

Resta centrale il lavoro degli organi ispettivi, chiamati a individuare situazioni spesso difficili da far emergere perché coinvolgono persone vulnerabili e timorose di perdere l’unica fonte di reddito. Il caso denunciato da Guarda riporta così l’attenzione sulla necessità di controlli continui, protezione delle vittime e responsabilità di tutti gli operatori della filiera agroalimentare.