Aggressioni al personale sanitario, Zaramella: «I bonus regionali non sono la soluzione»

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Aggressioni al personale sanitario, Massimiliano Zaramella

Il presidente del Consiglio comunale di Vicenza critica l’ipotesi di togliere i bonus regionali a chi aggredisce gli operatori e chiede interventi strutturali.

Le aggressioni al personale sanitario non si contrastano facendo leva sui contributi regionali. È la posizione espressa da Massimiliano Zaramella, presidente del Consiglio comunale di Vicenza e delegato a Salute e benessere, in risposta alla proposta attribuita al presidente della Regione Veneto Alberto Stefani di escludere dai bonus regionali chi aggredisce medici, infermieri e altri operatori.

Zaramella interviene su un tema già affrontato in città, come mostra il precedente richiamo alla necessità di proteggere il personale nell’articolo sulle aggressioni agli operatori sanitari e sulle responsabilità istituzionali. Nella nuova nota sostiene che la misura ipotizzata rischi di ridurre una questione complessa a una sanzione economica, mentre la tutela penale è già stata rafforzata anche con norme che consentono l’arresto in flagranza differita.

Aggressioni al personale sanitario, le richieste indicate da Zaramella

Il presidente del Consiglio comunale richiama i dati nazionali riferiti al 2025: quasi 18 mila episodi e circa 23 mila operatori coinvolti. Le cifre sono riportate nella sua dichiarazione e accompagnano una valutazione sulle cause che, secondo Zaramella, alimentano tensioni nei servizi: sovraffollamento, tempi di attesa, carenze di organico, fragilità sociali e psichiatriche e dipendenze.

La sua proposta è di concentrare risorse e decisioni su assunzioni, prevenzione, sicurezza degli ambienti di cura e formazione del personale. Tra gli strumenti citati figurano anche il rafforzamento dei servizi per le dipendenze e la salute mentale e la presenza stabile dei posti di polizia nei pronto soccorso, dove gli operatori si trovano più spesso ad affrontare situazioni critiche.

Zaramella considera necessaria una risposta che tenga insieme repressione degli atti violenti e organizzazione dei servizi. A suo giudizio, collegare la condotta dell’aggressore alla perdita di un beneficio regionale non interviene sulle condizioni quotidiane in cui maturano molti episodi e può rivelarsi inefficace anche quando la persona non percepisce alcun bonus.

La presa di posizione è politica e resta attribuita al presidente del Consiglio comunale vicentino. Il punto centrale della nota è che le aggressioni al personale sanitario richiedono misure operative e continuative: organici adeguati, presidi di sicurezza e servizi territoriali capaci di intercettare le fragilità prima che si trasformino in violenza.