
L’Osservatorio Vega colloca il Veneto in zona arancione: Padova è in zona rossa, mentre Vicenza registra tredici decessi e un indice superiore alla media italiana.
Le morti sul lavoro in Veneto sono state 87 tra gennaio e settembre 2026, lo stesso numero del 2025. I dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega indicano però un’incidenza regionale di 26,3 decessi per milione di occupati, sopra la media nazionale di 24,7. Metodologia e statistiche sono pubblicate dall’Osservatorio Vega Engineering.
Padova registra il quadro più grave con venti vittime e un indice di 34,3, che la colloca in zona rossa. Vicenza conta tredici decessi e un indice di 28,6; Verona quattordici vittime e 26,1. Entrambe restano in zona arancione.
Seguono Treviso con sedici morti, Venezia con quindici, Belluno con sei e Rovigo con tre. Il quadro aggiorna una sequenza di episodi e richieste di prevenzione già emersa dopo gli allarmi sul lavoro e sulla tenuta dei presìdi produttivi vicentini.
Morti sul lavoro, aumentano denunce e divari
Dei decessi veneti, 58 sono avvenuti durante l’attività e 29 nel tragitto casa-lavoro. Le denunce complessive sono salite del 2,2 per cento, da 52.691 a 53.873. Vicenza ne registra 9.973, dietro Verona e Padova.
I lavoratori stranieri sono 31 tra le vittime regionali, oltre il 35 per cento del totale. A livello nazionale i decessi sono 823, il 5 per cento in più rispetto ai primi nove mesi del 2025: 595 durante il lavoro e 228 in itinere.
Il rapporto nazionale segnala anche 76 donne morte, con un aumento dell’11,8 per cento, e 221 lavoratori stranieri, il 29,2 per cento in più. Per questi ultimi il rischio calcolato è oltre tre volte quello degli italiani. Costruzioni, trasporti e manifattura restano i settori con più vittime.
Le morti sul lavoro mostrano quindi differenze territoriali e sociali che il dato complessivo non può nascondere. Per l’Osservatorio servono controlli e prevenzione mirati nelle province e nelle categorie con incidenze più elevate.
































