Defibrillatori in Veneto, proposta di legge per manutenzione e formazione: “Non basta installarli”

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Defibrillatori Veneto

Non soltanto più defibrillatori nei luoghi pubblici, ma dispositivi controllati e funzionanti e persone preparate a utilizzarli in caso di emergenza. È l’obiettivo del progetto di legge regionale sui defibrillatori in Veneto presentato dal consigliere Matteo Baldan di Fratelli d’Italia e illustrato martedì 23 settembre in Quinta Commissione del Consiglio regionale del Veneto.

La proposta punta a introdurre interventi regionali a sostegno della manutenzione dei defibrillatori esterni automatici e semiautomatici (DAE) e della formazione e dell’aggiornamento delle persone autorizzate al loro utilizzo.

“Un defibrillatore può salvare una vita, ma deve essere funzionante e deve esserci qualcuno in grado di utilizzarlo correttamente. È da questo principio molto semplice e concreto che nasce il nostro progetto di legge”, spiega Baldan.

Defibrillatori in Veneto, il problema della manutenzione

Negli ultimi anni, sottolinea il consigliere, sono stati installati numerosi DAE negli impianti sportivi e nei luoghi maggiormente frequentati. Secondo i promotori della proposta, il passo successivo deve essere garantire che i dispositivi rimangano effettivamente operativi nel tempo.

Batterie, piastre e altri componenti sono infatti soggetti a scadenze e richiedono verifiche periodiche.

“Avere un DAE presente, ma non correttamente mantenuto rischia di vanificare tutto il lavoro fatto”, afferma Baldan.

Il progetto di legge prevede quindi misure regionali destinate a sostenere la manutenzione dei dispositivi, affiancandole a iniziative per mantenere aggiornate le competenze delle persone chiamate a utilizzarli.

Formazione e aggiornamento per chi utilizza i DAE

L’altro pilastro della proposta riguarda proprio la formazione.

L’obiettivo dichiarato è evitare che alla diffusione dei defibrillatori non corrisponda una presenza sufficiente di persone preparate a intervenire tempestivamente davanti a un arresto cardiaco.

“In un’emergenza ogni minuto conta”, sottolinea Baldan, richiamando la cosiddetta catena della sopravvivenza, composta dalla chiamata tempestiva ai soccorsi, dalla rianimazione cardiopolmonare, dall’impiego del defibrillatore e dall’arrivo del personale sanitario.

Per il consigliere, investire sulla preparazione degli utilizzatori significa quindi aumentare la capacità di risposta delle comunità alle situazioni di emergenza.

Dai Comuni agli impianti sportivi: chi potrebbe essere coinvolto

Gli interventi contemplati dal progetto di legge potrebbero interessare diverse realtà del territorio.

Baldan cita, tra i possibili destinatari, pubbliche amministrazioni, proprietari e gestori di impianti sportivi pubblici e privati e Comuni veneti che abbiano installato defibrillatori in luoghi pubblici ad alta frequentazione.

Potrebbero essere coinvolti anche enti e associazioni che hanno assunto la gestione dei dispositivi.

La finalità indicata dai promotori è dunque quella di superare la semplice presenza fisica dei DAE per arrivare a una rete regionale nella quale apparecchiature, manutenzione e competenze procedano insieme.

La proposta defibrillatori Veneto ora prosegue il suo iter

Il progetto di legge era stato presentato il 29 giugno 2026 e vede Baldan come primo firmatario. La proposta è sottoscritta anche dagli altri consiglieri regionali del gruppo di Fratelli d’Italia: Claudio Borgia, Claudia Barbera, Fabio Benetti, Laura Besio, Silvia Calligaro, Anna Leso, Francesco Rucco ed Enoch Soranzo.

L’illustrazione in Commissione sociosanitaria rappresenta una tappa dell’iter legislativo e non l’approvazione definitiva del provvedimento.

“L’obiettivo è passare dalla semplice presenza dei defibrillatori a una vera rete regionale dell’emergenza, nella quale i dispositivi siano controllati, efficienti e accompagnati da persone adeguatamente preparate”, conclude Baldan, auspicando che la proposta possa completare il proprio percorso e diventare operativa.