
Pfas negli alimenti in Veneto: dati parziali, preoccupazioni non sopite, politica assente, e incertezza sui controlli.
Questo il quadro tratteggiato da Massimiliano Zaramella, in un suo intervento dopo che ieri la Regione del Veneto ha reso noti i risultati del Piano di sorveglianza dei PFAS nei prodotti agroalimentari provenienti dalle aree interessate dalla contaminazione, con estensione delle analisi dalla “zona rossa” anche alla “zona arancione”.
Come scrivevamo ieri, è doverosa una precisazione: si tratta della sola parte “animale” e, come nei giorni scorsi, mancano ancora i dati relativi alle filiere vegetali che la Regione ancora non comunica.
I dati sui Pfas negli alimenti in Veneto, Zaramella: “Sensazioni negative”
“Sensazioni negative” dopo la lettura del documento di sintesi di ieri, per Massimiliano Zaramella, medico, presidente del Consiglio comunale di Vicenza oltre che componente dell’Osservatorio ambientale sul rischio di inquinamento da PFAS e da altri inquinanti istituto dall’ente.
“Sono deluso – ha detto – perché mi aspettavo risposte puntuali e complete. Invece il documento lascia aperti molti interrogativi fondamentali e, sotto diversi aspetti, appare più una sintesi descrittiva che una vera valutazione di sanità pubblica.
Inoltre, la Regione Veneto ha bloccato la commercializzazione dei prodotti di 8 aziende nelle quali sono stati riscontrati valori di Pfas fuori limite, ma non ha chiarito quale sia stato il percorso di gestione dei prodotti eventualmente già immessi sul mercato, né quale sia il rischio complessivo per i cittadini.
Senza contare – aggiunge Zaramella – che non è emersa una visione chiara su come la Regione intenda affrontare il futuro della contaminazione da PFAS, quali ulteriori controlli saranno effettuati, quali misure saranno adottate e quale strategia verrà perseguita per tutelare salute, ambiente e produzioni agroalimentari”.

Il noto medico, poi, sottolinea una responsabilità, quella della politica, assente al tavolo dal quale i soli tecnici regionali (foto) hanno annunciato i dati: “Da non crederci – ancora Zaramella -: su un tema ambientale e sanitario tra i più importanti della storia del Veneto erano assenti il Presidente della Regione, l’Assessore alla Sanità e l’Assessore all’Ambiente. Una scelta che lascia inevitabilmente spazio a molte domande.
Perché la politica ha scelto di non esserci? Si ritiene che il problema sia ormai ridimensionato? Non si è ancora in grado di presentare una strategia credibile per il futuro? Oppure si è preferito lasciare ai tecnici il compito di illustrare dati tanto delicati per evitare di affrontare direttamente le responsabilità politiche di una vicenda che affonda le proprie radici nel passato ma che continua ad avere conseguenze nel presente”?
L’analisi del documento di sintesi diffuso dalla Regione
Massimiliano Zaramella è poi entrato nel merito del documento di sintesi diffuso dalla Regione e che è possibile consultare anche cliccando questo link. Lo studio è stato avviato dalla Regione del Veneto sulla base delle risultanze emerse dal precedente piano condotto nel 2016-2017 e, in linea di massima, riferisce di una diminuzione della contaminazione negli alimenti di origine alimentare analizzati rispetto a 10 anni fa.
“Se questo è certamente un dato positivo – commenta Zaramella -, chi si occupa di salute pubblica ha il dovere di leggere anche ciò che il documento non dice. Le aziende risultate fuori norma quale quota della produzione agroalimentare rappresentano? Otto aziende possono sembrare poche, ma senza conoscere i volumi produttivi non sappiamo quale parte del mercato coprano realmente”.
Dubbi vengono espressi anche in merito ai tempi: “Quando sono stati accertati i superamenti? Quanto tempo è trascorso tra questi, le analisi e l’adozione dei provvedimenti? Le carni e gli altri prodotti eventualmente già immessi sul mercato sono stati rintracciati e ritirati? Sono state attivate le procedure di richiamo previste oppure parte di quei prodotti è stata regolarmente commercializzata? Per quale motivo non è stata data un’informazione pubblica, un allert, nel momento in cui sono stati riscontrati i superamenti”? Domande, queste poste da Zaramella, alle quali è necessario trovare risposte per essere chiari con i cittadini.
Pfas nel cibo in Veneto: e i dati delle filiere vegetali?
Come già detto, i dati diffusi ieri non comprendono le risultanze dello studio sulla contaminazione dei prodotti di origine agricola e la stessa Regione ha affermato che il quadro sarà completato solo con i risultati delle produzioni vegetali.
“Questo significa che oggi disponiamo ancora di una fotografia parziale della contaminazione – ancora Zaramella -. Manca soprattutto una vera valutazione dell’impatto sanitario. Conoscere i valori misurati è importante, ma i cittadini hanno il diritto di sapere quale sia il rischio complessivo derivante dall’esposizione ai PFAS attraverso acqua, alimenti e ambiente.







































