Amianto nel cantiere TAV di viale Verona, Francesco Bertola (ISDE – Medici per l’Ambiente Vicenza): “VIS anche sui lavori in esecuzione”

Tav e amianto sono al centro di una manifestazione cittadina in programma domani 15 settembre; abbiamo fatto qualche domanda al presidente della sezione vicentina dell'Associazione Medici per l’Ambiente

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tav e amianto
Una manifestazione del 2025 a cui ha partecipato ISDE Associazione Medici per l' Ambiente - Vicenza. Al centro il presidente Francesco Bertola

TAV e amianto sono i grandi temi al centro della discussione pubblica e politica in città, a partire dal 17 agosto quando, attraverso alcune segnalazioni dei residenti, è stato rinvenuto materiale contenente amianto nelle coperture degli edifici in demolizione all’interno del cantiere dell’alta velocità tra viale Verona e il cavalcaferrovia Ferreto de Ferreti.

Al ritrovamento hanno fatto seguito una serie di sopralluoghi di Comune di Vicenza – Ufficio Ambiente, Arpav, Spisal, Ulss 8 e Polizia Locale, con l’area che è stata posta sotto sequestro dall’autorità giudiziaria.

Lo scorso 25 agosto il Comune ha reso noto che i monitoraggi effettuati non hanno evidenziato fibre di amianto nell’aria, dunque la Procura della Repubblica di Vicenza ha concesso il via libera alla messa in sicurezza; la ditta MCA è stata incaricata da Iricav del recupero ai fini dello smaltimento, le lastre di amianto sono state incapsulate per evitare la dispersione. L’assessore comunale all’ambiente Sara Baldinato aveva definito i risultati «rassicuranti», precisando però che il dato fotografa la situazione rilevata nei punti e nei momenti oggetto del monitoraggio e non riduceva la necessità di mantenere alta l’attenzione su TAV e amianto.

Nel comunicato diffuso dall’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia si sottolinea: «Andando a leggere i documenti prodotti da IRICAV, nel suo documento “Piano di sicurezza e coordinamento”, IRICAV parla diffusamente del rischio amianto, e nel capitolo “FON RIS 114 rischio amianto” a pag.411 dà come prescrizione operativa: “Informare la popolazione sulla presenza di amianto, sui rischi potenziali e sui comportamenti da adottare;” Ci chiediamo: perché non è stata eseguita questa prescrizione scritta proprio da IRICAV? Cosa sarebbe successo se ARPAV non avesse avuto la segnalazione da noi cittadini, preoccupati per la nostra salute? Non c’è nessuna istituzione preposta a redigere un piano di sorveglianza per la salute dei cittadini che abitano in una città in cui si vuole costruire una grande opera (TAV) con tutti i rischi sanitari che ciò comporta?»

Abbiamo fatto qualche domanda al presidente della sezione vicentina dell’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia, Francesco Bertola.

Francesco Bertola, Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia di Vicenza, su TAV e amianto

Come ISDE in che modo vi state muovendo per quanto riguarda la questione TAV e amianto?

Chiaro che a noi va bene il trasporto, soprattutto di merci sul treno, però la questione è che quando si fanno dei binari, e si è scelto di farli dentro una città, bisogna avere tutte le precauzioni del caso. Era chiaramente preferibile mantenere il progetto precedente che prevedeva il tracciato dei binari fuori dal centro abitato a sud; si è deciso di farlo dentro il centro abitato, però questo presuppone molte più attenzioni di quelle che vengono riservate a un tracciato che corre in mezzo alla campagna.

Nella frattispecie bisogna fare una valutazione d’impatto sanitario quando si attraversa una città, perché a parte i tetti con l’amianto sopra – che ce ne sono tantissimi -, ci sono tante altre cose che possono impattare sulla salute dei cittadini attraversando un centro abitato.

Quindi dal nostro punto di vista, sarebbe stato bene fare prima una valutazione d’impatto sanitario, che presuppone fare una ricognizione del luogo in cui dovrebbero essere messi i binari. Se fosse stata fatta la ricognizione, si sarebbero accorti dell’eternit nei tetti.

Voi siete d’accordo con quanto ha proposto Zaramella, per quanto riguarda il terzo lotto, ovvero fare la VIS, però quello che sostenete è che questa andava fatta anche prima d’ora sul secondo lotto.

Sì certo, però siccome la VIS la fa il soggetto che realizza l’opera, seppur il progetto sia già definitivo, se Iricav 2 volesse potrebbe benissimo fare anche adesso una valutazione d’impatto sanitario, nessuno glielo vieta, spetta a loro farlo. Chiaramente può farsi aiutare in questo dall’ULSS o dall’ARPAV; in genere le linee guida del Ministero – ma non c’è bisogno di dirlo a Iricav perché lo sa meglio di noi – consigliano per le grandi opere di collaborare con l’ente sanitario ambientale locale, cioè l’ULSS e l’ARPAV, quindi Iricav non sarebbe abbandonato a se stesso.

Quindi, siccome siamo in presenza di una grande opera di interesse addirittura nazionale, ci sono tante linee guide ministeriali sulla valutazione d’impatto sanitario. Il nostro pensiero è questo: se fai una stradina di 30 metri in periferia della città va bene, ma qua non stiamo parlando di questo, stiamo parlando di due binari da fare, bisogna trovare chiaramente il posto, per cui le demolizioni che hanno eseguito arrivano fino in centro città. E questo non è propriamente una cosa semplice, è un progetto sicuramente molto importante per chi ci abita, e come abbiamo visto anche non privo di rischi. 

Appena è uscita la notizia, con Italia Nostra avete fatto un esposto in Procura. Avete avuto riscontro in merito a questo?

Sì, abbiamo fatto un esposto. Con Italia Nostra noi collaboriamo molto e la Presidente di Italia Nostra a Vicenza è un avvocato, Maria Grazia Pegoraro, quindi noi l’appoggiamo perché pensiamo che sia giusto fare queste cose. Intanto era giusto che la Procura fosse avvisata di questo, tant’è vero che ha dato l’ordine di interrompere i lavori per due o tre giorni, e ha concesso di riprendere i lavori quando sono stati smaltiti questi pannelli di eternit. Ma noi non guardiamo il singolo fatto successo in sé per sé, noi guardiamo al singolo fatto successo se ci deve insegnare qualche cosa anche per il futuro.

E questo ci insegna tante cose per il futuro perché non credo che quello abbattuto fosse l’unico palazzo con i tetti in eternit, perché è vero che è stato proibito dal ’92 [LEGGE 27 marzo 1992, n. 257, ndr], ma fino al ’91 di tetti in eternit ne hanno fatti un’infinità, e allora per i prossimi come ci muoveremo? Ogni volta che il cittadino vicino a un palazzo che deve essere abbattuto per fare la TAV vede i pannelli in eternit deve avvisare l’Arpav? Non ci siamo assolutamente, non si fanno così le cose; chi costruisce deve fare un’ispezione, una valutazione di impatto ambientale e all’interno una valutazione di impatto sanitario. Questo è il significato dell’esposto, hanno fatto esperienza e ora? 

Sostanzialmente quello che voi chiedete è che si faccia la VIS sul terzo lotto ma anche sulla parte in fase di demolizione, e comunque finché non si hanno i risultati che ci sia proprio un blocco di tutti i lavori…

Io mi chiedo ma ci rendiamo conto che l’amianto non si produce più, è stato vietato nel 1992, non ieri, perché è cancerogeno di prima classe, ovvero certamente cancerogeno. Ed è cancerogeno in un modo schifoso perché non lo vedi, ma respiri le fibre, e sono fibre mille volte più sottili di un capello, sfido chiunque a vederle, però le respiri e non ti fanno male il giorno dopo, ti fanno male 20 anni dopo, come sanno purtroppo tutti coloro che hanno lavorato con l’amianto e che si sono ritrovati i tumori ai polmoni 20 anni dopo o 30 anni dopo addirittura. Quindi è una cosa che richiede la massima vigilanza e la massima attenzione, proprio perché l’amianto è stato proibito per la sua certissima nocività alla salute umana.

Noi come Medici dell’ambiente questo guardiamo, non guardiamo mai il sintomo, la nostra non è una medicina individuale, la nostra è una medicina ambientale. Cosa vuol dire ambientale? Vuol dire che ci preoccupiamo di tutte quelle situazioni dell’ambiente – la più nota e la più comprensibile sono le polveri nell’aria che respiriamo tutti – che hanno ricadute nocive sulla salute di chi in quell’ambiente abita.  

Certo che questo ha delle conseguenze: chiunque costruisca ovviamente modifica l’ambiente che trova, però ci sono anche delle leggi che dicono che prima di modificare, è necessario valutare e assicurarsi di non fare danni o nuocere alla salute della gente. 

Il monitoraggio che è stato fatto ha rivelato che non ci sono fibre di amianto nell’aria, ma c’è comunque un rischio?

La questione è questa: il monitoraggio andava fatto subito, poi il monitoraggio dipende da quando lo fai, adesso si dicono cose banali ma è la triste verità.

Allora, se noi andiamo a misurare ad esempio le polveri sottili dopo un temporale è facile che si dica che Vicenza è una città pulita, che le polveri sottili PM5 e PM10 sono a limiti bassissimi, ma ovvio, perché il giorno prima ha piovuto tutto il giorno. Se andassimo a fare la misurazione dopo 15 giorni che non piove, le cose starebbero diversamente; la stessa cosa vale per l’amianto. Come per le polveri sottili non basta fare una sola misurazione, ma l’ARPAV lo sa e tant’è vero che mi pare le abbia ripetute. Bisogna farle più volte, in condizioni meteorologiche diverse, in condizioni ambientali diverse, allora si possono trarre conclusioni. In ogni caso, se ne parla adesso, ma quei pannelli ci sono da non so quanti anni e nel momento in cui hanno incominciato a distruggere l’edificio ovvio che questi pannelli vengono smossi.

Prima di fare le cose bisogna fare una ricognizione che si chiama in termine tecnico valutazione d’impatto ambientale, dentro la quale c’è la valutazione d’impatto sanitario, ma per dirla in parole povere significa osservare se puoi provocare conseguenze sulla salute della gente con le tue azioni.
Ho visto che c’è una manifestazione che verrà fatta il 15 settembre sul tema TAV e amianto.
Sì, la manifestazione è organizzata dai ragazzi del Bosco, però sostanzialmente dicono le stesse cose che abbiamo detto noi, ovvero che prima di fare queste cose bisogna valutare  se quello che farai avrà conseguenze sulla salute di chi abita nel posto.
Va benissimo che il Comune, nella persona del presidente del Consiglio Comunale, chieda e speriamo ottenga una valutazione di impatto sanitario per il terzo lotto. Però noi che capitiamo nella parte ovest, chi siamo? Gli abbandonati? Quelli su cui si fanno le prove? No, è giustissimo farlo sul terzo lotto, ma che Iricav cominci a farlo anche sul secondo.

Lo so che il progetto è definitivo, anzi è già esecutivo, lo so che loro per la legge non sono obbligati in quanto il progetto è già esecutivo, però comprendere le necessità di chi abita quei posti che si vuole attraversare con dei binari, dovrebbe suggerire a Iricav di fare una valutazione di impatto sanitario anche sul secondo lotto. 

LA SALUTE PRIMA DEI CANTIERI
La manifestazione in programma martedì 15 settembre alle ore 20.30

La manifestazione del 15 settembre

TAV e amianto in primis i temi al centro della manifestazione “La salute prima dei cantieri”, annunciata per domani, martedì 15 settembre alle 20.30, con partenza dal parcheggio di via Chiodi a San Lazzaro. L’iniziativa è organizzata da I Boschi che Resistono e firmata da associazioni e comitati cittadini, tra i quali Italia Nostra, Legambiente e la sezione vicentina di ISDE Medici per l’Ambiente.

Le richieste dei manifestanti sono:

  • Stop ai cantieri fino alla piena sicurezza.
  • Valutazione di Impatto Sanitario sui lotti 2 e 3.
  • Trasparenza totale su dati, analisi e monitoraggi.
  • Controllo civico permanente e confronto diretto con gli enti.
  • Revoca del contratto a IRICAV2 per le gravi inadempienze emerse in tema TAV e amianto.